UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

1871 - La Gelatina

    L' 8 Settembre 1871 può probabilmente essere considerata come la data di nascita della fotografia moderna, quel giorno sul “British Journal of Photo­graphy” venne pubblicata una lettera in cui Richard Leach Maddox, medico e fotografo dilettante, de­scriveva un procedimento per preparare lastre foto­grafiche secche in cui il collodio era sostituito dalla gelatina animale. 
La gelatina animale (chimicamente una miscela di proteine) era conosciuta da vari secoli, era utiliz­zata in cucina ed erano conosciuti anche vari prodot­ti collanti che la contenevano; si otteneva (e si ottie­ne tutt'oggi) da residui di macellazione (ossa, coten­ne, pelli di vitello o maiale) che erano sottoposti a numerosi trattamenti con acidi ed alcali.   

    Maddox non intuì minimamente le possibili im­plicazioni tecniche e commerciali di quella innova­zione, decise di utilizzare la gelatina solo perchè non sopportava l'odore dell'etere etilico durante la lavo­razione del collodio; non presentò alcuna richiesta di brevetto anzi nella lettera diceva di non avere il tem­po per perfezionare il proprio metodo e quindi invi­tava i lettori a continuare negli esperimenti.
    Nel procedimento originario la gelatina veniva sciolta in acqua, si aggiungeva miscelando una solu­zione di Bromuro di Cadmio e quindi sempre misce­lando una soluzione di Nitrato d'Argento; in questo modo si formava un'emulsione contenente Bromuro d'Argento che veniva stesa sulla lastra di vetro e la­sciata asciugare.                         Le lastre così preparate avevano comunque una sensibilità paragonabile a quella delle lastre al collo­dio.  
 

    Nel 1873 l'inglese Richard Kennet mise a punto un primo miglioramento che consisteva nel lavaggio dell'emulsione preparata in modo da eliminare i sali solubili che non avevano reagito o che si formavano dalla reazione Cadmio Bromuro / Argento Nitrato. 
    L'emulsione ancora allo stato gelatinoso si faceva passare attraverso un telo a trama larga in modo da ottenere dei grossi filamenti simili a “tagliatelle” che si lasciavano immersi in acqua per circa un'ora e poi si filtravano. Per migliorare ancora la sensibilità le lastre pre­parate con questa emulsione era tenute in camere oscurate e riscaldate per un certo periodo di tempo.
    Infine nel 1878 Charles H. Bennet riuscì ad otte­nere una emulsione con una sensibilità mai raggiunta prima, nel suo procedimento, prima del lavaggio, l'e­mulsione veniva tenuta per diversi giorni alla tempe­ratura di 32 °C; da allora questa fase venne indicata con il termine “maturazione” e le lastre ottenute con l'emulsione così preparata permetteva l'uso di tempi vicini a 1/25 di secondo in pieno sole ovvero era possibile fotografare anche soggetti in movimento.   
    Negli anni immediatamente successivi nacquero molte industrie per la produzione di lastre alla gelati­na - bromuro d'Argento perchè per il fotografo era più pratico e conveniente acquistare lastre già prepa­rate che poi, dopo l'esposizione, lo stesso fotografo provvedeva a sviluppare e fissare nel proprio piccolo o grande laboratorio.     

    Le lastre alla gelatina - Bromuro d'Argento ave­vano comunque ancora molti difetti:    
- la sensibilità generale alla luce, detta anche “ra­pidità”
- la sensibilità cromatica, cioè ai colori 
- l'alone 
    I vari fabbricanti facevano a gara nello studiare, provare, mettere a punto nuove “ricette” e nuovi pro­cedimenti, che ovviamente erano segreti ai più, e anno dopo anno venivano messi in commercio pro­dotti con caratteristiche sempre più innovative. 
    Per aumentare la rapidità delle lastre, ma anche per modificare altri aspetti come la nitidezza, si lavo­rò in varie direzioni :    
- sulla possibilità di ottenere emulsioni che conte­nessero anche altri alogenuri oltre al Bromuro d'Ar­gento, in particolare lo Ioduro 
- ci si accorse come la fase di maturazione fosse importante con la possibilità di ottenere cristalli di alogenuro d'Argento più o meno grossi e di forma di­versa
- si sperimentò con successo l'aggiunta di piccole quantità di composti contenenti zolfo ed anche oro. 
    Oggigiorno la rapidità di un supporto sensibile, soprattuto per negative, è indicato da un numero e da un'unità di misura; più alto è il valore numerico, maggiore è la sensibilità. 
    Per le lastre del periodo che stiamo raccontando ciò non era possibile per vari motivi; non esistevano ancora metodi per la misura della sensibilità e co­munque la qualità delle lastre non era per nulla stan­dardizzata e differiva da produttore a produttore e spesso anche lastre uguali dello stesso fabbricante non avevano una sensibilità costante e precisa. 
    La rapidità delle lastre veniva genericamente in­dicata con i termini:
- Lente (le meno sensibili) 
- Rapide 
- Extrarapide 
- Ultrarapide (le più sensibili)    
    Il primo sistema standardizzato utilizzabile per valutare la sensibilità delle emulsioni fotografiche fu messa a punto nel 1890 in Inghilterra da due scien­ziati e fotografi dilettanti F. Hurter e C. Driffield (si­stema H&D); seguì nel 1894 un metodo quasi identi­co proposto dall'astronomo tedesco J. Scheiner (si­stema Scheiner).
    Però solo a partire dai primi anni del 1900 i pro­duttori di materiale sensibile cominciarono ad indi­care per i propri prodotti oltre ai soliti termini gene­rici anche il valore della sensibilità calcolata, ogni fabbricante però utilizzava il sistema che ritenev più opportuno e così i prodotti inglesi seguivano il sistema H&D mentre quelli continentali il sistema Scheiner . 
    I metodi moderni furono introdotti molto più avanti e precisamente il sistema tedesco DIN nel 1933 ed il sistema anglo-statunitense ASA all'inizio del 1940. 
    Volendo paragonare il materiale sensibile di allo­ra con quello odierno, considerando che i supporti meno sensibili di oggi hanno una rapidità di 50 ASA/ 18 DIN, si può approssimativamente calcolare che le lastre Ultrarapide avevano una sensibilità di circa 5 ASA/ 8 DIN che scendeva per le Rapide a circa 0,8 ASA/ 1 DIN.    
    Come già detto con il materiale sensibile fino ad allora inventato si ottenevano immagini in bianco e nero, in cui i colori dei soggetti erano riprodotti in bianco, in nero o nelle varie tonalità di grigio. In realtà però la sensibilità non era uguale per tutti i colori; era alta per il blu ed il violetto (colori attinici) mentre era scarsa o nulla per il rosso, l'aran­cio, il giallo e il verde (colori inattinici).
    Questo portava all'ottenimento di immagini foto­grafiche in cui i colori del soggetto venivano ripro­dotti in modo completamente errato: ad esempio fo­tografando una tabella divisa in due parti di cui una di colore blu (scura) ed una di colore giallo (chiara), si otteneva una fotografia in cui la parte relativa al blu era molto più chiara di quella relativa al giallo. 
    Nel 1873 un ricercatore tedesco, H. W. Vogel, scoprì che aggiungendo alla emulsione una sostanza colorante la sensibilità verso i colori inattinici mi­gliorava; in particolare un colorante azzurro miglio­rava la sensibilità per il giallo, un colorante verde per il rosso e via di questo passo nel senso che ogni colorante migliorava la sensibilità per il colore com­plementare al bianco.  
 

    Utilizzando gli studi di Vogel vennero prodotte delle lastre, dette “ortocromatiche” in cui la sensibi­lità verso i colori inattinici era migliorata anche se prevaleva ancora la sensibilità al violetto/blu; per migliorare ancora la resa verso il giallo/rosso occor­reva, durante la posa, porre davanti all'obiettivo un filtro colorato (giallo, verde o arancio) che aveva la funzione di assorbire la radiazione blu/violetta, dimi­nuirne il passaggio e quindi l'azione sulla lastra. 
    Utilizzando i filtri colorati occorreva però au­mentare il tempo di posa.
    Nei primi anni del 1900 la sensibilità verso i co­lori venne ancora migliorata, le lastre di questo tipo vennero dette “pancromatiche”, ma la riproduzione dei vari colori in toni di grigio era ancora molto im­perfetta.
    L'alone appariva come una nebbia biancastra pre­sente in una zona in ombra (scura) subito a confine con una zona particolarmente chiara, in buona parte era dovuta ai raggi di luce non assorbiti dallo strato di emulsione sensibile che dopo aver attraversato il vetro della lastra venivano riflessi dalla faccia posteriore della stessa e tornavano a reagire con l'ar­gento dell'emulsione.
    Nei primi anni del 1900 il problema venne risolto con la produzione di lastre antialone (o antihalo) dove una strato colorato veniva steso sulla lastra di vetro prima dello strato di gelatina / Bromuro d'Ar­gento, questo strato intermedio era in grado di as­sorbire durante la posa la parte di radiazione lumino­sa che diversamente sarebbe stata riflessa. 
    Anche le carte sensibili su cui ottenere le imma­gini positive erano ormai prodotte da industrie picco­le e grandi, tra i tipi di carta resisteva quella albumi­nata seguita da quella al collodio / Cloruro d'argento, ma presto iniziò la produzione anche di carte sensi­bili alla gelatina.     
    Tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900 le industrie fotografiche si moltiplicarono soprattuto nei paesi allora più industrializzati: 
- Inghilterra ( Imperial, Barnet, Ilford, Welling­ton, .........)
- Germania ( Hauff, Agfa, Schleussner, Perutz, Groesser, Schering, .........) 
- Belgio ( Gevaert, ......) 
- Francia ( Lumiere, Jougla, Grieshaber, Guille­minot, ............)
- Italia ( Cappelli, Tensi, La Luminosa, Gyska, ..) 
    La maggior parte si estinse in pochi decenni, al­cune contribuirono attivamente alla evoluzione della fotografia: fotografare non era mai stato così facile ma ancora c'era molto da fare e da inventare.   

    Testi vari per approfondimenti

   
    L' art en photographie avec le procédé au gélatino-bromure d'argent

    Giovanni Muffone Manuale di fotografia per i dilettanti (1887)

    Théorie et pratique du procédé gélatino-bromure d'argent / par le docteur J. M. Eder

    Dry plate making for amateurs

maddox

Richard Leach Maddox (1816-1902)

gelatina fonte

fonti per la gelatina

maturazione

maturazione delle lastre

agfa

da La Fotografia Artistica 1910

grieshaber

da Il Progresso Fotografico 1911

tabella 1

tabella giallo/blu con lastra normale (SN) e con lastra ortocromatica + filtro colorato (DX)

fiori

esempio di fotografia: fiori gialli su fondo blu con lastra normale (SN) e con lastra ortocromatica + filtro colorato (DX)

candela

foto con alone (SN) e su lastra antihalo (DX)

ilford

da La Fotografia Artistica 1906

lumiere

da La Fotografia Artistica 1906




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