UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

1889 - la Pellicola

    Grazie ai miglioramenti apportati alle caratteristi­che ed alla sensibilità delle lastre alla gelatina – bro­muro d'Argento, i fotografi potevano nel periodo pri­ma descritto eseguire pose anche a mano libera, sen­za dover più trascinarsi dietro il treppiede; in ciò era­no aiutati dal fatto che gli apparecchi fotografici era­no sempre più piccoli, alcuni con particolari magaz­zini in grado di contenere 6, 12 ed anche più lastre su cui ottenere più fotografie anche in rapida succes­sione.   
    Ma la lastra alla gelatina aveva comunque dei di­fetti dovuti alla natura del supporto utilizzato, il ve­tro era infatti pesante e soprattutto molto fragile. 
    Nel 1865, in piena era del collodio, due tipografi americani realizzarono un procedimento per la fab­bricazione di una materia plastica artificiale, la cellu­loide, con cui si realizzavano colletti rigidi, per sosti­tuire quelli inamidati, ed anche palle da biliardo, pri­ma fabbricate con il costoso avorio.     

    Ci vollero però più di 20 anni per riuscire a rea­lizzare delle sottili lastre trasparenti (pellicole) di celluloide; intorno al 1887, mentre in Francia Graff e Jougla facevano esperimenti con questo supporto, negli Stati Uniti d'America venivano ideati alcuni processi che permettevano stendere l'emulsione alla gelatina – bromuro d'Argento sulla pellicola di cellu­loide.    
    I primi a depositare dei brevetti furono J. Carbutt ed il reverendo H. Goodwin, ma chi rese universale l'uso della pellicola fotografica fu certamente George Eastman, il creatore della Kodak. 
    George Eastman nacque nel 1854 a Waterville, non lontano da New York, trasferitosi a Rochester con la famiglia, a 7 anni restò orfano di padre, a 13 anni era già impiegato come fattorino per aiutare la famiglia (madre e due sorelle), a 19 anni venne as­sunto come impiegato in una banca.
    L'incontro con la fotografia avvenne nel 1878 quando George aveva 24 anni, il procedimento in uso negli Stati Uniti in quel periodo era ancora quel­lo al collodio e Eastman impiegò buona parte dei propri risparmio (94 dollari) per acquistare tutta l'at­trezzatura necessaria, compresa una tenda come ca­mera oscura (in totale quasi 30 Kg di materiale). 
    Leggeva molti manuali e testi e da un giornale in­glese apprese le tecniche di base per preparare le la­stre alla gelatina; da quel momento iniziò un intenso periodo di sperimentazione nel tentativo di produrre lastre di quel tipo di buona qualità, all'inizio l'obietti­vo era una produzione limitata per uso personale ma quasi subito Eastman intuì la possibilità di avviare una vera attività industriale, più gratificante del lavo­ro in banca.     

    Per alcuni anni George durante il giorno conti­nuava il proprio lavoro da impiegato, poi la sera, nella propria cucina, sperimentava nuove formule e nuove tecniche; arrivarono i primi risultati e nel 1879, con un collaboratore, brevettò una macchina per la deposizione dello strato di gelatina sensibile in modo più uniforme e veloce.                   Finalmente nel 1881 con un socio fondò una pro­pria azienda per la produzione di lastre alla gelatina: la Eastman Dry Plate Corporation. 
    Ma Eastman non era ancora soddisfatto, intuì che per diffondere ancora di più la fotografia occorreva un supporto più leggero e meno fragile del vetro ed iniziò a fare esperimenti utilizzando pellicole in carta su cui stendere l'emulsione sensibile.     
    Il sistema non era nuovo (era già stato proposto nel 1875) ma Eastman lo migliorò e nel 1884 brevet­tò un tipo di pellicola in carta denominato “Ameri­can Film”.  
  

    In questa pellicola sul rotolo di carta erano depo­sitati più strati di gelatina di cui solo quello più esterno era sensibile alla luce, dopo l'esposizione ed il trattamento (sviluppo e fissaggio) lo strato esterno poteva essere staccato ed utilizzato come negativo trasparente per ottenere le copie positive su carta. 
    Nel 1888, dopo 4 anni (quando il sistema era ben sperimentato), Eastman si rese conto che per svilup­pare la produzione di rulli occorreva una fotocamera in grado di sfruttarne in pieno le possibilità; per que­sto in quell'anno progettò e costruì un apparecchio fotografico a cassetta molto semplice che chiamò
Kodak e che fu messo in commercio con lo slogan “voi schiacciate il bottone, noi facciamo il resto”.   

    Quell'apparecchio, oggi denominato Kodak n. 1, conteneva un rullo di American Film su cui era pos­sibile ottenere ben 100 negativi di forma circolare; l'apparecchio costa­va 25 dollari, l'uso era semplicis­simo: non c'era miri­no, bastava puntarlo verso il sog­getto da riprendere e, come recitava lo slogan, pre­mere il bottone di scatto.         Quando il rullo era terminato si rispediva la foto­camera alla Eastman che provvedeva al trattamento del film, alla stampa delle foto, al montaggio delle stesse su cartoncino, al caricamento dell'apparecchio con un nuovo rullo vergine ed alla spedizione di foto e fotocamera a casa del cliente: tutto il servizio co­stava 10 dollari. 
    Con questo apparecchio la fotografia era ora alla portata di molti, anche di chi non aveva nessuna co­noscenza delle tecniche e della chimica fotografica, era sufficiente avere la possibilità di spendere alme­no 35 dollari, ed in effetti il successo commerciale fu immediato e di vasta portata.   

    Ma la sperimentazione non si fermò e nel 1889 la società, rinominata nel frattempo “Eastman Compa­ny”, iniziò la produzione di pellicola sensibile in ro­tolo su supporto di celluloide e con tale materiale era carica­to il nuovo apparecchio fotografico (la Kodak n. 2) contemporaneamente messo in commercio. 
    Da quel momento il nome Kodak divenne cono­sciuto in tutto il mondo ed indissolubilmente legato a quello di George Eastman al punto che dopo qualche anno la società cambio ancora nome per diventare definitivamente “Eastman Kodak Company”. 
    Il nome dell'apparecchio venne scelto dallo stes­so George che in una lettera del 1906 scriveva:
Fu una combinazione di lettere assolutamente arbitra­ria, che non derivava né in tutto né in parte da alcu­na parola esistente, e vi arrivai dopo una lunga ri­cerca di un vocabolo che rispondesse a tutti i requi­siti di un nome da usare come marchio di fab­brica. I principali erano che fosse breve, che non se ne stor­piasse la dizione in modo da distruggerne l'iden­tità; che avesse una personalità vigorosa e incon­fondibile; che si adeguasse alle norme delle diverse leggi straniere sui marchi di fabbrica. 
    Nel 1891 la Kodak iniziò la produzione di rulli per il caricamento degli apparecchi fotografici alla luce del giorno, dove la pellicola sensibile in cellu­loide era protetta da un rotolo di cartoncino; natural­mente venne prodotto anche un apparecchio adatto a ricevere tale rullo ed ogni fotografo, se voleva, pote­va fare tutto da sé, senza più dipendere per il tratta­mento dalla Eastman.
    La pellicola in rotolo non soppiantò affatto l'uso delle lastre, anche perchè per molti anni, a causa dei brevetti depositati in tutti i paesi, la Eastman Kodak aveva il monopolio nella produzione della stessa. 
Per altro la celluloide poteva essere utilizzata an­che per la produzione di pellicole sensibili piane che si affiancarono ed in parte sostituirono nell'uso l
e  
lastre sensibili in vetro, in particolare a partire dai primi anni del 1900 si diffuse l'uso del “film pack” che come la pellicola in rullo permetteva di ottenere più pose con la stessa confezione di pellicola. 
    Il film pack (o pellicola in pacchi) era formato da 12 pellicole piane disposte una di seguito all'altra al­l'interno di un contenitore di cartone ed andava applicato sul dorso di una normale fotocamera a la­stre per mezzo di un apposito telaio in metallo. 
    Nel film pack ogni pellicola era collegata ad una linguetta numerata da 1 a 12; tirando la linguetta n.1 si scopriva la prima pellicola che poteva essere espo­sta, tirando la linguetta n.2 la prima pellicola veniva trascinata in fondo al pacco e si scopriva la seconda pellicola. 
    Si continuava così fino a scoprire la dodicesima pellicola, tirando l'ultima linguetta si posizionava un cartoncino nero davanti al pacco di pellicole che era­no così protette dalla luce ed il film pack esposto completamente poteva essere rimosso dal telaio ed eventualmente sostituito con uno vergine. 
    Anche le pellicole, sia piane che in rullo, aveva­no però i loro difetti.   

    Per prima cosa tendevano ad arrotolarsi, questo rendeva difficile al momento della ripresa mantenere il supporto perfettamente piano sul dorso dell'appa­recchio fotografico e quindi poteva essere causa di difetti nella nitidezza dell'immagine; se poi la pelli­cola si arrotolava nei bagni di sviluppo o fissaggio si potevano formare difetti dovuti ad un trattamento non uniforme su tutta la superficie del negativo. 
Per quanto riguarda la pellicola in rulli esisteva poi il problema della difficoltà di ottenere negativi perfetti dallo sviluppo contemporaneo di più imma­gini ottenute in condizioni di illuminazione diverse e di soggetti con caratteristiche diverse, a quel tempo non era facile esporre correttamente, troppe erano le variabili ed il fotografo doveva compensare in came­ra oscura i difetti di ripresa.
Per rimediare in parte al difetto dell'arrotolamen­to si fabbricarono pellicole aventi uno strato di gela­tina semplice, non sensibile, sul rovescio, in questo modo le tensioni e le dilatazioni in presenza di liqui­di erano uguali nei due lati.  
   A partire dai primi del 1900 la Kodak iniziò a produrre pellicole piane utilizzando fogli di celluloi­de di maggiore spessore, l'uso di questo supporto era consigliato soprattutto nel ritratto dove era essenzia­le che durante la ripresa la pellicola fosse perfetta­mente piana, infatti a questo materiale venne dato il nome di Portrait Film (Portrait in inglese significa ri­tratto).
    In ogni caso le dimensioni delle pellicole piane non potevano essere troppo grandi, con le pellicole si poteva arrivare al formato di 13x18cm mentre le la­stre in vetro potevano raggiungere anche il formato di 40x50cm.   

    Testi vari per approfondimenti 

    Brevetto Kodak per Film-pack

    Brevetto Kodak N. 1

    Illustrated catalogue and price list of the Eastman Dry Plate and Film Company, Rochester, New York (1886)

    Sito con vasta documentazione Kodak

eastman

George Eastman (1854-1932)

sede

La prima sede della Eastman Co. a Rochester

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La Kodak n. 1

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George Eastman con una Kodak n.1

kodak foto

le foto stampate e montate su cartoncino

kodak rullo

le prime pellicole Kodak

kodak brev

brevetto del Film Pack

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