UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

1895 - Il Cinema e la pellicola cinematografica

    Finalmente con l'uso delle emulsioni al collodio, e poi con quelle alla gelatina, fu possibile eseguire fotografie anche di soggetti in movimento; queste immagini erano definite “istantanee” ed il soggetto era “congelato” in una immobilità fino ad allora ir­raggiungibile.
    Vari ricercatori e fotografi cominciarono ad uti­lizzare la fotografia e le istantanee per scomporre il movimento di oggetti, animali e persone in più im­magini (fotogrammi) in modo da poter studiare la di­namica dei vari tipi di moto: era nata la “cronofoto­grafia”.
    Uno dei primi ad utilizzare questa tecnica fu l'a­stronomo J.C. Janssen che nel 1874 registrò su una serie di lastre dagherrotipiche il passaggio di Venere davanti al sole; venne utilizzato un apparecchio pro­gettato dallo stesso astronomo denominato “revolver fotografico” che con un movimento ad orologeria esponeva una lastrina ogni 72 secondi. 
    Negli Stati Uniti, a partire dal 1872, il fotografo di origine inglese E. Muybridge (il vero cognome era Muggeridge) iniziò a realizzare istantanee di anima­li, soprattutto cavalli, utilizzando lastre al collodio e vari apparecchi fotografici disposti in serie ed azio­nati, per mezzo di cordicelle, dal movimento degli stessi animali.   
    La serie di fotografie più famosa di Muybridge fu probabilmente quella realizzata nel 1878 quando uti­lizzando una batteria di 24 fotocamere venne foto­grafato un cavallo al galoppo, i fotogrammi ottenuti mostrarono per la prima volta che in una fase di quel movimento tutte e quattro le zampe dell'animale era­no sollevate da terra.
    In Francia a partire dal 1880 il fisiologo francese E.J. Marey utilizzando la cronofotografia iniziò a studiare il movimento dell'uomo e degli animali, in particolare degli uccelli; per tale scopo realizzò un apparecchio denominato “fucile fotografico” con il quale riusciva ad ottenere, in circa 1 secondo, dodici immagini successive. 
    Anche in Germania nello stesso periodo (dal 1884) furono condotti studi sul movimento in parti­colare da O. Anschutz che utilizzò come Muybridge batterie di circa 20 fotocamere. 
    Se da un lato c'era chi scomponeva il movimento in fotogrammi, nello stesso periodo c'era anche chi si mise a studiare la possibilità di ottenere l'effetto con­trario ovvero l'impressione del movimento partendo da una serie di immagini fisse.   

    Questo era possibile per effetto del fenomeno della persistenza dell'immagine sulla retina scoperto nel 1830 dal fisico belga Plateau e dimostrato utiliz­zando un apparecchio, il Fenachistiscopio, con il quale era possibile ottenere la sensazione del movi­mento a partire da una serie di disegni che rappre­sentavano le fasi successive dello stesso.    
    Seguirono altri apparecchi simili, come lo Zoo­tropio (1834), il Kineticoscopio (1845), il Prassino­scopio (1877), nei quali comunque si ripeteva all'in­finito un unico semplice movimento.
    La scoperta della celluloide e la produzione di materiale sensibile che utilizzava tale supporto diede nuovo impulso agli studi sulla riproduzione del mo­vimento.
    Tra i più attivi ci fu sicuramente l'americano Thomas Alva Edison, grande inventore, con all'attivo numerosi brevetti nel campo della telegrafia, della telefonia, dell'illuminazione elettrica ed inventore del fonografo a cilindro.     In un viaggio a Parigi Edison ebbe modo di vi­sionare degli spezzoni di pellicola sensibile utilizzati in Francia da Marey in esperimenti di cronofotogra­fia; tornato negli Stati Uniti si fece fabbricare dalla Kodak di Eastman delle strisce di pellicola sensibile della larghezza di 35 millimetri. Con questo materiale Edison con un gruppo di collaboratori iniziò le prove, qua­si subito venne ideato un sistema di avanzamento che necessitava di spezzoni di pellicola con delle perfo­razioni sui due lati, tale perforazione, anche se con distanze diffe­renti, divenne una caratterista peculiare di ogni pelli­cola utilizzata per la riproduzione del movimento.  
 
    Dopo vari esperimenti nel 1891 Edison brevettò due apparecchi chiamati rispettivamente Kinetogra­fo e Kinetoscopio: il primo serviva per la ripresa del­le immagini, il secondo ne consentiva la visione.
    In particolare il Kinetoscopio era costituito da un contenitore grande come una piccola credenza all'in­terno del quale una bobina di pellicola lunga circa 20 metri e larga 35 mm, sulla quale erano registrati i fo­togrammi, veniva fatta scorrere per mezzo di un pic­colo motore elettrico davanti ad una luce ed attraver­so un oculare era possibile osservare l'immagine in movimento. 
    La visione era individuale ed a pagamento, per far funzionare l'apparecchio era necessario introdurre in una apposita fessura una piccola moneta (un ni­chelino), la visione della scenetta durava circa 30 se­condi.
    La diffusione pubblica del Kinetoscopio iniziò nel 1893, questi apparecchi sbarcarono anche in Eu­ropa, anche a Lione dove nel 1894 suscitarono la cu­riosità dei fratelli Louis e Auguste Lumiere che, già da tempo, producevano lastre fotografiche alla gela­tina nella propria fabbrica.    
 

    I due fratelli frequentavano gli ambienti colti pa­rigini, erano al corrente delle ricerche sulla cronofo­tografia, conoscevano ed avevano contatti con Ma­rey e Demeny ed erano quindi in grado di compren­dere pregi e difetti del nuovo apparecchio di Edison; in particolare il limite maggiore del Kinetoscopio era nella modalità di visione, riservata ad un'unica perso­na per volta.
    I Lumiere iniziarono a studiare come migliorare l'invenzione di Edison e puntarono subito verso un
sistema che utilizzando lo stesso tipo di pellicola po­tesse essere visionato da più persone contemporanea­mente.
    I problemi da risolvere furono molti, non ultimo la difficoltà di reperire in Francia la celluloide neces­saria per ottenere le strisce di pellicola (infatti nelle prime prove i Lumiere utilizzarono strisce di carta sensibile), il materiale necessario venne poi reperito negli Stati Uniti sotto forma di lastre su cui gli stessi Lumiere nella propria fabbrica stesero l'emulsione sensibile, tagliarono le lastre in strisce e le perforaro­no lateralmente con un passo però diverso da quello di Edison. 
    Nel 1895 venne depositato dai fratelli Lumiere il brevetto del “Cinematografo”, che comprendeva un apparecchio per la ripresa ed un altro per la proiezio­ne dei fotogrammi, e dopo alcune proiezioni di pro­va, nel marzo e nel giugno dello stesso anno, il 28 dicembre 1895 a Parigi si tenne la prima proiezione pubblica con spettatori paganti. Il successo fu enorme, era nato il cinema così come noi lo conosciamo; questa nuova forma di spettacolo si diffuse velocemente in tutto il mondo determinando una corrispondente richiesta della pel­licola necessaria.  
 
    Anche la Cinematografia, come la Fotografia, era basata sul procedimento negativo – positivo: con l'apparecchio da ripresa, dopo lo sviluppo ed il fis­saggio, si otteneva una lunga striscia contenente una serie di fotogrammi negativi che venivano stampati per contatto su un'altra striscia di pellicola vergine ottenendo, dopo lo sviluppo ed il fissaggio, una serie di fotogrammi positivi adatti per la proiezione e la visione. 
    Anche in questo caso, come per la fotografia, era possibile ottenere un numero quasi illimitato di copie positive da proiettare in più sale contemporaneamen­te.
    All'inizio la pellicola era di un unico tipo, quindi uguale sia per il negativo che per il positivo, ma già a partire da 1896 la Kodak era in grado di produrre una pellicola per la ripresa (quindi negativa) con una emulsione ortocromatica (miglior sensibilità verso i colori inattinici) mentre per la realizzazione dei posi­tivi si continuava ad utilizzare una pellicola con emulsione ordinaria; questa differenziazione divenne sempre più marcata via via che le emulsioni miglio­ravano la loro sensibilità verso tutti i colori (pancro­matismo).  
 
    Anche per quanto riguarda la lunghezza dei rulli, soprattutto di pellicola negativa, si fecero passi da gigante: all'inizio la lunghezza non superava i 20-30 metri, ma già nel 1899 la Kodak era in grado di pro­durre rulli di negativo lunghi 1000 piedi (circa 305 metri). 
    All'inizio del 1900 la Kodak produceva circa il 90% di tutta la pellicola cinematografica anche per­chè in Europa era scarsa ed insufficiente la produzio­ne di celluloide, insufficiente a coprire le necessità 
interne, ma presto iniziarono ad affacciarsi sul mer­cato nuove industrie pronte a guadagnarsi maggiori quote di mercato, in particolare in Germania la AGFA ed in Francia la Pathè, mentre i Lumiere dopo aver inventato il Cinema persero parte del loro inte­resse per intensificare gli studi sulla fotografia a co­lori.
    La produzione di pellicola cinematografica au­mentò sempre di più diventando con il tempo il tipo di supporto e di formato maggiormente prodotto dal­l'industria di materiale sensibile, uscendo fatalmente dal suo ambito di nascita finì per “contaminare” an­che la fotografia propriamente detta arrivando fino ai nostri giorni: ma la storia che vorrei raccontare è ben lungi dall'essere terminata e molti sono ancora gli avvenimenti di cui vorrei dare conto.  

    Testi vari per approfondimenti

    Brevetto apparecchio per cinematografia dei fratelli Lumiere

    Le cinématographe / par MM. Auguste et Louis Lumière

    The History of The Discovery of Cinematography

    Museo Nazionale del Cinema di Torino

jansenn

revolver fotografico di Jansenn

cavallo

cronofotografia di Muybridge

muybridge

la batteria di fotocamere usate da Muybridge

marey

fucile fotografico di Marey

kinetoscopio

Kinetoscopio di Edison

lumiere

Louis e Auguste Lumiere

lumiere2

Apparecchio Lumiere per la ripresa

lumiere3

proiettore Lumiere ed esempio di programma di spettacolo

cinema

un cinematografo ambulante ad una fiera



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