UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

I supporti sensibili e la stampa fotomeccanica

    L'utilizzo di lastre e pellicole sensibili alla luce si estese rapidamente anche in altri campi, anzi in alcu­ni casi fu determinante nel produrne la crescita ed il successo; in questa parte parleremo del rapporto tra i materiali sensibili e la stampa tipografica. 
    Per stampa tipografica si può intendere la ripro­duzione in più copie di un testo o di un'immagine mediante trasferimento di inchiostro da una matrice ad un supporto di materiale vario (normalmente car­ta).
    La Stampa nacque intorno all'anno 1000 d.c. in Cina dove vennero realizzate matrici in argilla che riproducevano vari ideogrammi, che venivano poi in­chiostrati e premuti su fogli di carta (anche questa un'invenzione cinese). 
    La Stampa moderna nacque invece nella metà del 1400 in Europa quando il tedesco Gutemberg iniziò a stampare i primi libri utilizzando i caratteri mobili metallici (detti anche “tipi”): questi erano delle ma­trici metalliche con a rilievo le singole lettere dell'al­fabeto, combinando insieme vari “tipi” si formavano le parole del testo che si riunivano fino a formare il contenuto di una pagina , si inchiostrava il tutto e si stampava su fogli di carta utilizzando delle apposite presse.   

    Se con i caratteri mobili era possibile stampare dei testi, restava il problema di come stampare le im­magini; in un primo momento venne risolto utiliz­zando delle matrici di legno duro (es pero, ciliegio, bosso) su cui usando opportuni attrezzi, tipici del fa­legname, venivano ricavate le immagini a rilievo da stampare.
    Con questa tecnica (denominata Xilografia) si potevano stampare carte da gioco, giochi dell'oca, santini, carte da rivestimento, insomma oggetti molto popolari in una società in cui solo pochi sapevano leggere. 
    Stampa dopo stampa la matrice xilografica si usurava e dopo un certo numero di copie non era più utilizzabile.  
 

    Successivamente, intorno al 1700, le matrici di legno vennero affiancate e poi sostituite da matrici di metallo: lastre di rame o zinco venivano incise utiliz­zando degli attrezzi (bulino, punta secca) oppure de­gli acidi, come l'acido nitrico (Acquaforte); in tutti i casi si ottenevano dei segni scavati nella lastra, que­sti segni venivano riempiti di inchiostro, si eliminava l'inchiostro in eccesso e si trasferiva l'immagine sulla carta. 
    Con questo tipo di matrice si potevano ottenere immagini più belle, con maggiore definizione ed an­che il numero di copie ottenibili da ogni matrice era maggiore. 
    Alla fine del 1700 venne introdotto un ulteriore procedimento basato sull'uso di particolari pietre cal­caree: la Litografia. 
    Sulla lastra di pietra veniva disegnata l'immagine da stampare utilizzando una speciale vernice grassa, la pietra veniva poi bagnata abbondantemente con acqua e quindi inchiostrata; l'inchiostro aderiva alla vernice grassa del disegno ma veniva respinto dalla pietra vergine che era gonfia di acqua e così solo l'immagine poteva essere trasferita sul foglio di car­ta.   
    La matrice litografica permetteva l'ottenimento di un numero ancora maggiore di copie e, volendo, la pietra poteva essere recuperata ed utilizzata per una nuova matrice; successivamente in questa tecnica la pietra venne sostituita da lastre di metallo (zinco o rame) o bimetalliche (rame rivestito di cromo). 
    Le tre tecniche sopra descritte vennero con il tempo perfezionate dando origine a numerosi altri procedimenti ma rappresentarono comunque le capo­stipiti ognuna rispettivamente delle tecniche con ma­trici a rilevo (stampa rilievografica), con matrici sca­vate (stampa incavografica) e con matrici piane (stampa planografica).
    In tutti i casi la preparazione delle matrici era de­legata a personale altamente specializzato, a veri e propri artisti: non bisogna dimenticare che per otte­nere immagini corrette era necessario che le matrici fossero incise o disegnate a contrario, con i lati de­stro e sinistro invertiti:
    Con l'invenzione della fotografia iniziarono gli studi e gli esperimenti per ottenere matrici inchio­strabili utilizzando la luce.   
    Il problema venne risolto utilizzando delle spe­ciali emulsioni di collodio o gelatina in cui i sali d'Argento erano sostituiti con Bicromato di Potassio. 
    La gelatina bicromata che veniva esposta alla luce diventava dura, insolubile in acqua calda e non assorbiva acqua (idrorepellente) mentre la gelatina bicromata che non era colpita dalla luce restava mor­bida, solubile in acqua calda e si rigonfiava se messa a contatto con acqua fredda. 
    Per effetto delle caratteristiche sopra descritte della gelatina bicromata con tecniche varie, di cui però non tratteremo, era possibile ottenere matrici inchiostrabili a partire da immagini fotografiche trasparenti sia positive che negative; a seconda della tecnica usata si ottenevano matrici utilizzabili per la stampa rilievografica oppure per la stampa incavo­grafica oppure per la stampa planografica.
    In tutti i casi per ottenere delle matrici non era più necessario avere particolari abilità artistiche, con le tecniche “fotomeccaniche” era la luce che permet­teva di ottenere le matrici delle immagini.
    Certo l'apporto dell'uomo era ancora importante; toccavano infatti a lui tutte le operazioni di prepara­zione dei supporti rivestiti di gelatina bicromata, esposizione alla luce, trattamento per ottenere il tipo di matrice desiderata, ma erano operazioni che, dopo un opportuno periodo di apprendistato, erano alla portata di molti. 
    In particolare gli stampatori che già producevano immagini con matrici non fotomeccaniche, magari preparate da altri, impararono presto le tecniche a base di gelatina bicromata.   

    Utilizzando le tecniche fotomeccaniche da un'im­magine era possibile ottenere più matrici identiche, il processo di produzione delle stesse, composto da più fasi, poteva essere suddiviso tra più lavoranti, con il tempo l'affinamento delle tecniche di stampa permise l'ottenimento di un numero sempre crescente di copie da ogni matrice: se a tutto ciò aggiungiamo anche una maggiore disponibilità di carta e di persone che sanno leggere otteniamo la nascita della moderna editoria. 
    Tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900 in Europa e negli Stati Uniti nacquero numerosi giornali e rivi­ste illustrate con fotografie ed in generali immagini stampate con matrici fotomeccaniche; da quel mo­mento il processo divenne inarrestabile e la produ­zione di materiale sensibile per l'industria della grafi­ca e della stampa divenne una voce sempre più im­portante nei bilanci delle industrie fotografiche.

    Testi vari per approfondimenti  

    Traité de l'impression photographique sans sels d'argent - Alphonse Poitevin (1862)

    Piccolo trattato sui procedimenti fotografici al pigmento

torchio

pressa per la stampa con caratteri mobili

xilo

un incisore di xilografie al lavoro

lito

esempio schematico di una stampa litografica

tecniche

le tre tecniche di stampa : rilievografica,    incavografica e planografica

stabilimento

uno stabilimento di stampa

alinari

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