UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Cinema e Fascismo: informazione e propaganda

    Il Fascismo aiutò direttamente la FILM allo stesso modo di come aiutò decine di altre società industriali italiane più o meno in difficoltà in quel periodo, attraverso iniziative tese a proteggere il mercato interno dall'ingresso di merci straniere (utilizzando la leva dei dazi sui prodotti d'importazione) e cercando di convincere (o costringere) gli italiani ad acquistare prodotti nazionali.                                                                                                                     Un esempio di quest'ultima opzione fu una legge del 1926 che obbligava gli enti statali, civili e militari, a preferire per le proprie necessità prodotti fabbricati in Italia.                                                                                                     Fu probabilmente anche grazie a questa disposizione che i prodotti radiografici della FILM riuscirono ad affermarsi in breve tempo presso gli utilizzatori nazionali (ospedali, istituti di cura, ecc.).                                             D'altra parte Mussolini ed il Fascismo, come tutti i dittatori ed i poteri dispotici, avevano bisogno di creare tra la popolazione il consenso più vasto possibile per la propria persona e le proprie azioni; e quali mezzi migliori del cinema e nella fotografia per veicolare verso la gente comune, verso i contadini, in buona parte analfabeti, i messaggi della propaganda del regime?                                                                                                                     Era dunque evidente che in quella visione la FILM diventasse un'industria strategica, al pari quasi di quelle che producevano prodotti bellici; non era pensabile per il Fascismo restare privo di una fonte certa e controllabile di quei prodotti fotocinematografici necessari alla sua propaganda.                                                                                 Nel 1923, appena giunto al potere, Mussolini attivò un sistema di censura sui contenuti dei film sia importati che realizzati in Italia.                                                                                                                                                    
    A partire dal 1924 l'azione del regime si fece più attiva con la creazione della Società Anonima L.U.C.E. (L'Unione Cinematografica Educativa), un'organizzazione di educazione, informazione e propaganda con la finalità della “diffusione della cultura popolare e della istruzione generale per mezzo delle visioni cinematografiche, messe in commercio alle minime condizioni di vendita possi­bile, e distribuite a scopo di beneficenza e propa­ganda nazionale e patriottica.” 

    Nel 1925 la Società Anonima fu trasformata in Ente Pubblico con la denominazione definitiva di Istituto Nazionale Luce, mentre restava inalterato lo scopo originario. 
    L'istituto Luce aveva quindi il compito di realizzare documentari e film educativi soprattutto per conto di ministeri ed enti pubblici, che per altro erano obbligati a servirsi esclusivamente dello stesso istituto per tutto le loro necessità.                                                                                                                                                                 Ma il prodotto più importante che il Luce realizzò periodicamente durante gli anni del regime fu il “Cinegiornale”, un notiziario filmato con il quale di solito iniziava ogni spettacolo cinematografico, anzi a partire dal 1926 questa proiezione iniziale divenne obbligatoria.      
    Naturalmente le notizie raccontavano i progressi dell'Italia realizzati grazie al valore delle idee propugnate dal Fascismo ed alla forza di volontà di tutta la nazione, degli italiani e delle italiane condotti dalle mani forti e sicure del proprio Duce.                                                                                                                                                         Esaltavano i traguardi raggiunti: l'aumento della produttività dell'industria e dell'agricoltura, l'aumento del prestigio internazionale, le inaugurazioni delle grandi opere, le campagne lanciate dal partito, le imprese sportive degli atleti italiani in patria e all'estero.   
I cinegiornali Luce giorno dopo giorno costruivano l'immagine di Mussolini tra la popolazione, il Duce era mostrato di volta in volta in tutte le versioni possibili: presidente del Consiglio dei Ministri, contadino nei campi della Romagna, padre di famiglia, sportivo, automobilista; sempre sicuro di sé in ogni frangente, sia quando falciava il grano, a torso nudo, sia quando stringeva la mano ad un capo di stato straniero, vestito in pompa magna.    

    Nei Cinegiornali non c'era traccia di notizie riguardanti disgrazie, delinquenza o violenza, o se tali notizie erano presenti si riferivano ad avvenimenti accaduti in altre nazioni in modo da rimarcare ulteriormente tra la gente la consapevolezza di essere fortunati a poter vivere in una nazione come l'Italia dove tutto andava bene, si lavorava onestamente, le famiglie erano numerose e serene, i treni viaggiavano in orario.                                                         A partire dal 1927 l'Istituto Luce istituì il “Servzio Fotografico” con il compito di creare un “Archivio Fotografico Nazionale” e di diffondere l'immagine di Mussolini; in pratica con questo servizio l'istituto deteneva il completo monopolio anche delle immagini fotografiche di tutti gli avvenimenti ufficiali del regime.
    Era il servizio fotografico a fornire alla stampa italiana ed estera le fotografie che potevano essere pubblicate, ovviamente il Luce documentava solo gli avvenimenti ritenuti conformi alle direttive del governo; vietando la documentazione di avvenimenti non conformi o contrari ai propri desideri, il regime cercava di negare l'esistenza stessa di tali fatti.                                                                                                                                 

    Certamente la pellicola vergine e l'attrezzatura utilizzata dagli operatori dell'Istituto Luce non poteva essere che di fabbricazione nazionale, un aiuto per tutte le aziende italiane, FILM compresa, sia economico che pubblicitario e d'immagine presso la popolazione.
    L'Istituto Luce era inizialmente sotto il diretto controllo di Mussolini, successivamente passò sotto la vigilanza dell'Ufficio Stampa e Propaganda che diventò nel 1937 Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop).                     A rimarcare ancora una volta l'interesse del regime per la cinematografia, ed il suo utilizzo “educativo”, possiamo ricordare come Mussolini riuscì ad ottenere che fosse Roma la sede dell'Istituto Internazionale della Cinematografia Educativa, emanazione della Società delle Nazioni (la madre dell'attuale ONU), che si sarebbe occupato di promuovere negli stati membri l'uso del cinema nell'insegnamento e nell'educazione sia nelle scuole che in generale tra la popolazione; questo istituto curava anche la stampa di un periodico (Rivista Internazionale del Cinema Educatore) che ospitava articoli e brevi saggi di esperti italiani e stranieri.

    Testi vari per approfondimenti

    Archivio Istituto Luce

    Rivista Internazionale del Cinema Educatore n1 anno1 luglio 1929 (da sito del Museo del Cinema di Torino)

    Museo del Cinema di Torino - catalogo riviste e monografie online

mussolini

Benito Mussolini

luce

il simbolo dell' Istituto Luce

luce2

alcune delle sigle iniziali del cinegiornale Luce

con figlio

Mussolini con uno dei figli

grano

Mussolini impegnato nella “battaglia del grano”, una campagna ideata per aumentarne la produzione

milano

Milano: folla “oceanica” durante un comizio in piazza duomo




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