UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Cinema e Fascismo: l'arma più forte

    Abbiamo già scritto di come gli anni 20 del 1900 furono un periodo di profonda crisi per il cinema italiano, la produzione di film diminuì sempre di più; dai 144 del 1922 ai 38 del 1925, agli 8 del 1930 fino a toccare nel 1931 la quota minima di 2 sole pellicole realizzate in Italia.
    Nel 1919 le più importanti case produttrici italiane, tra cui la Cines, per cercare di rilanciare il settore si unirono formando l'Unione Cinematografica Italiana (U.C.I.) ma questo tentativo non ebbe successo e nel 1922 questa società dovette dichiarare il proprio fallimento travolta dall'insuccesso dei film prodotti.
    A complicare ulteriormente un quadro già complesso, nel 1927 ecco che negli USA venne realizzato il primo film parlato, “The Jazz Singer”; in poco tempo questo nuovo tipo di spettacolo si diffuse anche in Europa decretando la fine del cinema muto e ponendo tutti gli operatori del cinema di fronte alla necessità di dover investire denaro per rinnovare le attrezzature utilizzate sia nella proiezione che nella realizzazione dei nuovi film sonori.
    In questa situazione il Fascismo che nel 1922 prese il potere in Italia se da un lato più volte ebbe a ripetere che “il cinema è l'arma più forte”, dall'altro lato poco o nulla fece per l'industria cinematografica, almeno all'inizio, limitandosi a controllare il contenuto dei film proiettati attraverso la censura e, come già scritto, a creare delle fedeli strutture per la realizzazione di filmati propagandistici ed “educativi”. 
    Fino al 1930 gli interventi a favore dell'industria del cinema furono pochi e di scarsa efficacia. 
    A partire dal 1931 il governo fascista cominciò a mostrare un maggiore interesse per l'industria cinematografica ed in quell'anno una legge stabilì che ogni film italiano avrebbe ricevuto un contributo pari al 10% degli incassi ottenuti dalla vendita dei biglietti. 
    La stessa legge stabilì anche quali caratteristiche doveva possedere un film per essere considerato italiano: 
- il soggetto e la sceneggiatura dovevano essere scritti o adattati (per i testi stranieri) da autori italiani 
- la maggioranza dei componenti della troupe che realizzava il film doveva essere italiana 
- tutte le scene, sia in interno che in esterno, dovevano essere realizzate sul territorio italiano 
    A partire dal 1931 gli interventi del Governo si fecero sempre più importanti, evidentemente il Regime, ormai consolidato il proprio potere, aveva riscoperto il cinema ed aveva deciso di utilizzarlo per ampliare il consenso tra la popolazione, per radicare tra gli italiani e le italiane il senso di appartenenza ad un' unica e grande nazione destinata a compiere grandi imprese, a rinverdire i fasti di un lontano passato, era necessario far rinascere un cinema nazionale che raccontasse storie italiane, sentimenti italiani, che fosse in grado di creare e di rappresentare l'identità della nuova Italia Fascista, magari anche all'estero.
    Ovviamente il fascismo avrebbe poi usato i sentimenti patriottici della popolazione per i propri interessi, primo fra tutti l'espansione coloniale.

    In questo modo il cinema sarebbe diventato veramente “l'arma più forte”. 
    Nel 1932 il contributo dello Stato ai film italiani venne aumentato dal 10% al 25% dell'incasso al botteghino, ma soprattutto quello fu l'anno in cui nacque la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. 
    La manifestazione venne patrocinata dal presidente della Biennale d'Arte di Venezia, Conte Giuseppe Volpi di Misurate, e dal segretario generale dell'Istituto Internazionale per il Cinema Educativo, Luciano De Feo, ma ottenne anche un forte appoggio dalle autorità del Governo italiano. 
    Il primo film proiettato alla mostra fu “il Dottor Jekyll” (di Rouben Mamoulian) ed il primo film italiano fu “gli uomini che mascalzoni” di Mario Camerini; alle varie proiezioni assistettero oltre 25 mila spettatori.

    Testi vari per approfondimenti

     Giovanni Rappazzo inventa il cinema sonoro 

    Stefano Pittaluga

arma

il cinema arma più forte

jazz singer

manifesto del primo film sonoro

biennale

pubblico alle prime edizioni della Biennale di Venezia

mascalzoni

immagine da “ gli uomini che mascalzoni”




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