UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Cinema e Fascismo: gli aiuti di Stato

    In quegli anni in Italia si sentirono in modo dirompente gli effetti della crisi economica iniziata negli Stati Uniti nel 1929; le più importanti banche nazionali (Banca Commerciale Italiana, Credito Italiano, Banco di Roma) entrarono in crisi poiché gli agrari e gli industriali italiani non riuscivano ad onorare i prestiti di denaro ricevuti, molte aziende fallirono ed anche le banche erano in pericolo. 
    Il Governo italiano decise di intervenire e per evitare il fallimento delle tre banche e di altre importanti aziende, vennero create varie società finanziarie attraverso le quali lo Stato acquistò partecipazioni azionario delle varie imprese fornendo quindi il denaro necessario a superare la crisi; l'operazione di salvataggio culminò nella creazione, nel 1933, dell'Istituto di Ricostruzione Industriale (I.R.I.) in cui confluirono tutte le partecipazioni azionarie dello Stato e che si trovò proprietario di molte imprese nei più vari settori. 
    Nel 1933 una nuova legge decretò nuovi e più incisivi aiuti per la cinematografia nazionale; venne imposto agli esercenti dei cinematografi l'obbligo di proiettare un film italiano ogni tre film stranieri e venne istituito un premio da assegnare in base alla qualità artistica della pellicola che però il più delle volte era concesso unicamente in base a logiche politiche, alla maggiore o minore aderenza alle idee care al regime fascista. 
    La stessa legge obbligò i distributori di film stranieri ad eseguire il doppiaggio in italiano sul territorio nazionale ed inoltre a carico degli stessi film venne fissata una tassa di 25 mila lire (buono di doppiaggio); dall'altra parte ogni film italiano riceveva un contributo pari a tre buoni di doppiaggio ovvero pari a 75 mila lire, denaro che proveniva dalla tassazione dei film esteri. 
     L'insieme di tutte le misure incentivanti cominciarono a produrre un qualche timido effetto; dai 2 film prodotti nel 1931 si passò ai 18 del 1932 ed ai 39 del 1933 ed iniziarono ad affermarsi nuove società di produzione come Lux e Titanus. 
    Ma la produzioni straniera dominava ancora il mercato: nel 1932 nei cinematografi di Roma solo il 16% dei film era italiano mentre il restante 84% era prodotto fuori dai nostri confini, soprattutto negli Stati Uniti d'America. (61% USA, 14% Germania, 6% Francia, 1,5% Inghilterra, 1,5% paesi vari). 
    Nel 1935 venne introdotto un nuovo sistema di credito alla cinematografia in cui gli aiuti finanziari venivano concessi prima dell'inizio della lavorazione del film; un apposito comitato della Direzione Generale decideva a quali progetti dare il proprio appoggio premiando i copioni non in contrasto con le posizioni del regime fascista. 
    I film finanziati non furono necessariamente pellicole di mera propaganda, anzi la maggior parte furono storie semplici, di evasione, simili a quelle realizzate ad Hollywood; così Giuseppe Bottai, ministro delle Corporazioni, spiegava l'atteggiamento del governo: “ Io raramente vado al cinema ma sono comunque informato sul fatto che il pubblico è invariabilmente annoiato quando il cinema vuole educarlo. Il pubblico desidera essere intrattenuto ed è precisamente con questo obiettivo che noi vogliamo aiutare l'industria cinematografica italiana.”
    Ancora nel 1935 videro la luce l'Ente Nazionale Industrie Cinematografiche (ENIC) ed il Centro Sperimentale di Cinematografia. L'ENIC era una società per azioni, controllata dall'IRI, attraverso la quale lo Stato interveniva direttamente nel mercato cinematografico; infatti la società gestiva numerose sale cinematografiche e distribuiva film su tutto il territorio nazionale. 
    Il Centro Sperimentale venne fondato con l'intenzione di creare del personale altamente specializzato, in grado di usare il mezzo cinematografico con grande perizia al pari di ciò che veniva fatto negli altri paesi, USA in testa, da utilizzare per dar vita a produzioni di grande livello estetico e con contenuti in grado di fiancheggiare il Regime nella sua opera di controllo e di “educazione” della popolazione.
    Alcuni allievi diventarono poi dei “grandi” del cinema italiano e non solo: Michelangelo Antonioni, Steno, Arnoldo Foà, Alida Valli, Pietro Germi, Dino De Laurentiis, Pietro Ingrao.      
    Sempre nell'ottica di aiutare la cinematografia nazionale, il Governo decise di realizzare dei nuovi teatri di posa in una vasta zona alla periferia di Roma, una nuova città del cinema, e così in soli quindici mesi venne realizzata Cinecittà che fu inau­gurata il 28 aprile 1937.
    La nuova struttura comprendeva dodici teatri di posa di varia dimensione integrati da laboratori di sviluppo, stampa e montaggio dei film oltre alla nuova sede dell'Istituto Luce e del Centro Sperimentale di Cinematografia; a partire dal 1937 più del 60% dei film prodotti in Italia furono realizzati negli spazi di Cinecittà.
    Gli ultimi interventi del Regime a favore del cinema italiano furono del 1938, alla vigilia degli avvenimenti che portarono alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, con i quali il Fascismo aumentò il controllo sulla produzione e diffusione di film italiani ed esteri.    
    In particolare l'ENIC diventò l'unico soggetto autorizzato ad acquistare, importare e distribuire in Italia i film provenienti dall'estero, di fatto veniva creato un monopolio statale sulla scelta dei film stranieri da proiettare, in pratica una censura preventiva. 
    Per tutta risposta le grandi case di produzione americane chiusero i propri uffici in Italia e la proiezione di pellicole statunitensi subì un crollo in parte coperto da film provenienti da altre nazioni, come ad esempio la Germania, ma soprattutto colmato dalla produzione nazionale che potè giovarsi della nuova favorevole situazione: dai 30 film del 1937 si passò alle 77 pellicole del 1939 per arrivare fino alle 119 del 1942.

    Testi vari per approfondimenti

     Vecchio Cinema Italiano - seconda parte da Ferrania giugno 1951

registi

alcuni importanti registi del periodo: Alessandro Blasetti, Carmine Gallone, Augusto Genina

blasetti

alcuni film di Blasetti

seno

il primo seno nudo del cinema italiano, quello di Clara Calamai nel film “La Cena delle Beffe” (1941), in totale 18 fotogrammi, circa 1 secondo di proiezione.

c sperim

la sede del Centro Sperimentale di Cinematografia

cinecittà

la pianta di Cinecittà nel 1937

cinecittà2

manifesto propagandistico






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