UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Invenzioni tra le due guerre mondiali:
cinematografia a formato ridotto - Pathe Baby e 16 mm (1^ parte)


    Il periodo compreso tra le due Guerre Mondiali (1918-1939) fu ricco di nuove applicazioni d'uso della pellicola fotografica e, soprattutto, cinematografica a cui l'industria dei materiali sensibili alla luce rispose con la realizzazione di nuovi prodotti; anzi spesso furono proprio alcuni dei più importanti produttori di pellicole che idearono e realizzarono i primi modelli delle nuove attrezzature.                                                                                 Poiché anche i produttori italiani di materiale sensibile si dovettero confrontare con queste applicazioni è opportuno, prima di tornare alle vicende delle aziende nazionali, raccontare brevemente della nascita di queste invenzioni ed in particolare della “cinematografia a formato ridotto” e della “fotografia con il piccolo formato”.
    
    Già pochi anni dopo la presentazione del Cinematografo dei fratelli Lumiere (1895) molti inventori tentarono di rendere più semplice ed economico il procedimento ricorrendo tra l'altro alla riduzione del formato delle pellicole sensibili.                                                                                                                                                                 L'idea più semplice e logica fu quella di dividere a metà la larghezza della pellicola cinematografica passando da 35 a 17,5 mm ed il primo apparecchio conosciuto ad utilizzare tale formato fu il Birtac realizzato a Londra nel 1898.                                                                                                                                                                     Da ricordare ancora gli apparecchi Kino I (1903) e Kino II (1904), entrambi realizzati dal tedesco Ernemann, il Sinemat (1915), l'Actinograph (1918) ed il Coco (1921), quest'ultimo della ditta Linhof di Monaco di Baviera.     Alcuni produttori cercarono di utilizzare formati differenti, come la francese Gaumont con il Pocket-Crono (1900) con la sua speciale pellicola larga 15 mm.     
    A frenare la diffusione della cinematografia amatoriale erano soprattutto due incovenienti: 
- la pericolosità della pellicola a base di celluloide (ovvero Nitrato di Cellulosa) facilmente infiammabile e quindi non utilizzabile in proiezioni casalinghe 
- il costo eccessivo e le difficoltà tecniche legate al procedimento negativo-positivo soprattutto in assenza della necessità di avere più copie del filmato realizzato.     
    Intanto in Francia e negli Stati Uniti si lavorava alla soluzione dei vari problemi sopraesposti sperimentando l'uso delle pellicole ininfiammabile all'Acetato di Cellulosa.     
    Il 1922 si può considerare come l'anno di nascita del vero e proprio cinema formato ridotto: in quell'anno infatti compare la prima cinecamera, la “Pathè-Baby”, che rendeva il cinema formato ridotto veramente popolare ed accessibile a tutti i dilettanti....                                                                         Per la prima volta nella storia del cinema formato ridotto la Pathè-Baby, creata dalla casa Pathè di Parigi, impiegava una pellicola speciale con supporto di sicurezza ininfiammabile all'acetato, con emulsione sensibile per la quale pure per la prima volta veniva seguito il procedimento ad inversione al Permanganato acido e successivo proposto dal Prof. Dott. Rodolfo Namias nel 1898.                             La pellicola invertibile della Pathè-Baby era della larghezza di 9,5 mm con perforazione centrale ad unica fila di fori rettangolari tra un fotogramma e l'altro; fotogrammi delle dimensioni di 6,5x9 mm, 131,5 fotogrammi per metro.                                                                                                                                 La prima cinecamera Pathè-Baby aveva l'avanzamento della pellicola a mano mediante manovella..
    Anche il cineproiettore Pathè-Baby, che proiettava i film impressionati dalla cinecamera, aveva l'avanzamento a mano con una manovella; la pellicola era illuminata con una lampadina a bassa tensione.                                                                                                                                                                 
Ben presto ci si avvide che col movimento a mano non si poteva dare alla pellicola la necessaria cadenza ed uniformità di ripresa ed il successivo anno (1923) veniva applicata alla Baby un motore a molla racchiuso in una scatola supplementare che raddoppiava il peso ed il volume dell'originaria cinecamera.                                                                                                                                                         Questo motore a molla in un terzo modello Baby (1925) veniva poi incorporato nel corpo dell'apparecchio stesso che veniva così nuovamente ridotto di peso e di volume; il corrispondente proiettore era anch'esso motorizzato mediante l'aggiunta di motorino elettrico alimentato dalla stessa corrente della lampadina. (F. Ferrero – Ferrania 1966)

    Ma le novità non finirono qui perchè nei laboratori americani della Kodak si battevano altre strade nella ricerca di soluzioni per il cinema a formato ridotto; all'inizio venne sperimentata una cinecamera che utilizzava una normale pellicola 35 mm su cui venivano impresse due file di immagini tra le due perforazioni laterali, successivamente iniziarono gli studi con un nuovo formato di pellicola all'acetato di cellulosa, invertibile, larga 16 mm, con doppia perforazione laterale ed unica fila centrale d'immagini.
    Dopo tre anni di prove, nel 1923 la Kodak finalmente lanciava sul mercato americano e mondiale la coppia cinecamera–cineproiettore 16 mm; a differenza della Pathè-Baby cinecamera e cineproiettore erano già motorizzati, la prima con motore a molla incorporato ed il secondo con motorino elettrico. Il formato delle immagini nella nuova pellicola 16 mm era 7,5x10.5 mm, quindi un po' maggiore che nel 9,5 mm; il numero di immagini per metro, per contro, era uguale: 131,5. (F. Ferrero – Ferrania 1966)

    Testi vari per approfondimenti

    da Ferrania agosto 1966

kino

cinepresa Kino (cat. Ganzini 1910)

pathe

pubblicità 1925

pathe

Pubblicità 1929

kodak 16

Cinepresa Kodak 16 mm (con motore a batteria)




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