UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Riflessioni sul periodo 1919-1944

    In questa seconda parte, analizzando il periodo tra il 1919 ed il 1944, emerge chiaramente come in quel periodo il mezzo fotografico si sia evoluto grandemente, sia nei supporti sensibili che negli apparecchi fotografici, con il risultato pratico che ottenere delle immagini fotografiche era molto più semplice e meno costoso. 
    La graduale sostituzione delle lastre di vetro con la pellicola in celluloide, più leggera e meno fragile, la fabbricazione di fotocamere più piccole e maneggevole, la disponibilità di emulsioni fotografiche più sensibili alla luce, permetteva al fotografo degli anni 30 di realizzare con facilità fotografie istantanee di persone ed avvenimenti sia all'aperto che al chiuso. 
    Per ottenere una fotografia non era più necessario fare tutto da soli, essere esperti di chimica e passare ore in camera oscura, era normale per molti acquistare una pellicola dal rivenditore di fiducia, eseguire le pose e poi delegare i trattamenti e la stampa allo stesso rivenditore o ad un fotografo professionista, al fotografo restava solo, prima, il piacere di scegliere il soggetto da riprendere e, dopo, la sorpresa di scoprire il risultato ottenuto. 
    Certo continuarono ad esistere anche i fotografi evoluti, quelli più bravi, che una volta acquistato ed esposto il materiale sensibile, pellicola o lastra che fosse, desideravano eseguire personalmente la maggior parte dei trattamenti e la stampa dei negativi perchè quello era l'unico modo per essere certi di ottenere il risultato desiderato.
    L'industria fotografica cercava di accontentare sia i primi che i secondi, presentava nuovi prodotti senza però cessare la produzione di quelli più vecchi, cercava di attrarre le nuove generazioni di appassionati senza scontentare quelle più anziane, non sempre attratte dalla modernità, anche se questo significava avere dei listini che contenevano decine e decine di prodotti diversi. 
    Per tutti i motivi sopraelencati il numero delle persone che si dedicavano con una certa continuità alla realizzazione di immagini fotografiche aumentò notevolmente rispetto al periodo antecedente la Prima Guerra Mondiale; in un articolo precedentemente citato si supponeva la presenza in Italia di circa 250.000 apparecchi fotografici, un discreto numero anche se ancora lontano dai 5.000.000 che lo stesso autore stimava fossero presenti in Germania. 
    Per altro la diffusione della fotografia non era affatto uniforme su tutto il territorio nazionale ma era sicuramente più alta nelle regioni del nord e del centro ed, ancora, maggiore nelle città che nelle campagne. 
    In ciò non c'era nulla di nuovo e di strano: malgrado tutte le innovazioni chi si voleva dilettare con la fotografia doveva avere disponibilità di tempo e di denaro, anche se in minore quantità rispetto al periodo ante Prima Guerra Mondiale.

    Lo sviluppo economico aveva creato in alcune parti del nostro paese nuove e numerose categorie di persone, come operai specializzati, impiegati statali e dell'industria privata, commercianti, liberi professionisti, piccoli imprenditori, che volevano e potevano impegnarsi nella realizzazione di immagini fotografiche, alcuni con velleità artistiche altri semplicemente per usi più privati e familiari.
    La base sociale di appartenenza dei fotografi italiani si era allargata, in parte anche per l'azione del governo che attraverso una maggiore scolarizzazione, ritmi di lavoro meno massacranti, salari migliori, la diffusione dei dopolavoro e di altre organizzazioni di massa, aveva contribuito a fornire ad una parte degli italiani le condizioni minime per permettersi consumi non strettamente collegati al semplice soddisfacimento delle più impellenti necessità. 
    Ciò non avveniva ovunque: ad esempio nelle campagne, soprattutto nel sud dell'Italia, ignoranza e miseria prosperavano tra la gente comune a cui ben poco importava della fotografia, tranne forse nel giorno del proprio matrimonio. 
    Da notare come alcuni produttori di materiale sensibile cerchino di attrarre anche le donne verso la fotografia attiva, mostrandola non come semplice soggetto ma con una fotocamera tra le mani. 
    Nel periodo 1920-1930 numerosi giornali e riviste di tutto il mondo iniziarono a utilizzare maggiormente le fotografie per illustrare e documentare le notizie, anzi la facilità con cui era possibile ottenere e utilizzare le immagini fotografiche creò le condizioni per la nascita di periodici in cui le illustrazioni erano per importanza superiori al testo: era nato il Fotogiornalismo.
    Le prime riviste di questo tipo nacquero, non senza ragione, in Germania, paese leader in campo fotografico, tra il 1927 ed il 1932 e più precisamente a Berlino si stampavano il “Berliner Illustrierte Zeitung” ed il “Arbeiter Illustrierte Zeitung” mentre a Monaco il “Munchner Illustrierte Presse”. 
    All'incirca nello stesso periodo anche in Francia iniziavano le pubblicazioni riviste dello stesso tipo: ”Vu” a partire dal 1928 e “Regards” dal 1932; in Inghilterra la prima rivista di questo tipo fu “Picture Post” a partire dal 1938. 
    Ma la rivista illustrata che più di ogni altra divenne nella storia della fotografia e del giornalismo il sinonimo di fotogiornalismo nacque negli Stati Uniti d'America, a New York, nel 1936: la mitica “Life”. 
    Anche in Italia, sull'onda del successo di Life, iniziò le pubblicazioni la rivista “Omnibus”(1937), venne chiusa dal regime fascista nel1939; alcuni giornalisti dopo la chiusura crearono “Oggi” e contemporaneamente nasceva anche la rivista “Tempo”. 
    L'uso intenso dell'immagine fotografica creò sicuramente interesse tra la gente, almeno la più colta, stimolando la voglia di emulazione anche se lo stretto controllo del governo fascista sulla stampa di ogni genere limitava l'offerta ad immagini ripetitive e propagandistiche.

    Gli anni 30 videro anche la realizzazione delle prime pellicole con cui era possibile ottenere immagini a colori ad opera di Kodak ed Agfa, il racconto di come si arrivò a tale traguardo sarà l'argomento della prossima parte di questo libro; la Ferrania non era molto lontana dall'obiettivo ma i problemi legati alla guerra ne impedirono il raggiungimento

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il corposo listino Ferrania nel 1941

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Fiera di Milano (1942): il simbolo dello sviluppo economico italiano

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una copertina di LIFE

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