UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

La riproduzione del Colore

    Fin dalle origini il problema della riproduzione dei colori della natura fu un problema, un sogno ed una sfida per i padri della fotografia. 
    In uno dei più popolari manuali di fotografia, il diffusissimo “Come il sole dipinge – Fotografia per i dilettanti” scritto da Giovanni Muffone ed edito da Ulrico Hoepli (8^ edizione – 1918) si leggeva:

    “I sacerdoti ed i profani, che vedono la mirabile pittura fatta dalla luce sul vetro smerigliato della camera oscura, hanno costantemente un voto ed un rimpianto, che la magia dei colori, che fa delizioso il piccolo quadro, sparisca completamente, dopo che la chimica se ne impossessa rendendolo monotono, freddo colle mezze tinte del nero e del bianco. …
    ..le prime ricerche relative alla fotografia dei colori sono anteriori alla scoperta stessa della fotografia: già nel 1810, Scbech di Jena aveva osservato che il Cloruro d'Argento, preparato in modo speciale, possedeva le preziose proprietà di ricevere le tinte rassomiglianti a quelle dei raggi colorati che lo colpivano
.
    Nel 1835, Daguerre, inventore della fotografia, fece degli esperimenti seguendo la stessa via e tentando la riproduzione dei colori. 
    Si trovano traccie di queste esperienze seguendo i rapporti di Francesco Arago sulla Daguerrotipia, rapporti che furono presentati all'Accademia delle Scienze di Parigi. 
    Grazie ad Edmondo Becquerel, nel 1848, le prime fotografie dei colori furono ottenute usando come superficie sensibile una lamina d'argento sulla quale questi formava, sia per azione diretta del cloro, sia elettroliticamente, uno strato di cloruro d'argento che si trasformava poi in sottocloruro: con questo processo potè ottenere la riproduzione dei colori senza però poterli fissare. 
    Niepce di Saint Victor, dal 1851 al 1862, riprese le esperienze del Becquerel perfezionandone il processo ed ottenne delle belle fotografie di colori, ma sempre senza poterne fissare l'immagine, ed appena potè ritardarne l'alterazione ricoprendola di uno strato composto da una miscela di cloruro di piombo e destrina.”

    Bisogna dire che nel periodo in cui Muffone dava alle stampe questa edizione del suo manuale era già da qualche anno disponibile un procedimento per ottenere immagini a colori, infatti lo stesso autore scriveva:
    “ Tutti questi inconvenienti non esistono più nel processo Lumiere, che permette di ottenere nel modo più esatto, a mezzo di manipolazioni pratiche e semplici, infinite gradazioni di colori come li presentano gli oggetti naturali”

    Per poter spiegare in modo esauriente e chiaro come era fatto e come funzionava il supporto sensibile messo a punto dai fratelli Lumiere è indispensabile tornare indietro nel tempo per scoprire gli scien
ziati e le teorie che permisero di arrivare alla realizzazione del procedimento in questione, in particolare scopriremo il processo basato sui tre colori primari o tricromia.

muffone

il manuale di Muffone

bequerel

Edmond Becquerel

bequerelfoto

alcune immagini ottenute da Becquerel




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