UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Le lastre Agfacolor - parte seconda

    Come accadde per il sistema Autochrome, anche per le lastre a mosaico Agfa furono necessari alcuni anni prima di arrivare ad ottenere un prodotto realmente commerciabile:
    “La nota casa Agfa di Berlino che già prima della guerra aveva fatto saggi in proposito, metteva in commercio due anni fa una preparazione che non ebbe gran fortuna: ma sul finire del 1922 ha lanciato un tipo di lastre a mosaico più perfezionato di cui si sentì presto dire assai bene......... si può senza riserva affermare che le lastre Agfa rappresentano una bella vittoria: e che il loro uso potrà dare agli autocromisti molte soddisfazioni. 
    Se poi si aggiunge che il nuovo prodotto è presentato con quella accuratezza e signorilità che sono caratteristiche della grande Ditta Berlinese, che di più le nuove lastre sono fabbricate in tutti i formati, e si forniscono tutti gli accessori per rendere semplice e rapido l'uso, si deve concludere che va salutato col più vivo picere la comparsa di essa sul mercato”
(C. Bonacini – Il Progresso Fotografico 1923)                    Sull'Enciclopedia Fotografica del 1923 il prof. Namias spiegava meglio la stuttura di questo prodotto:
Le lastre Agfa hanno un mosaico diverso dalle Lumiere....... il mosaico Agfa è lievemente più grosso e meno regolare di quello Lumiere, ma la differenza non è notevole. 
    Non si sa con precisione come il mosaico Agfa sia ottenuto, ma certamente non è a base di granuli di fecola, e sembra sia invece ottenuto mediante goccioline infinitissime colorate di soluzioni gommose e resinose non miscibili emulsionate...... manca nel mosaico Agfa il riempitivo di nero fra grano e grano; gli elementi sono quindi contigui. 
    Anche il colore dei granuli appaiono alquanto diversi nei due mosaici. Ne consegue una differenza abbastanza sensibile nel colore dello schermo compensatore da adoperare nella presa, né può assolutamente lo schermo di una lastra sostituire quello dell'altra. Il trattamento è molto analogo a quello delle lastre autocrome. La sensibilità delle lastre Agfa non differisce molto da quella delle lastre autocrome; forse è lievemente inferiore.”

    Malgrado tutto però la lastre francesi restarono ancora le più utilizzate ancora per diversi anni come veniva “certificato” dal generale L. Pellerano, il maggior esperto italiano nell'uso di materiale a colori dell'epoca, sulle pagine della Rivista Fotografica Italiana:
    “Di tutti i sistemi di autocromia escogitati sin'ora sopravvivono sul mercato la lastra Agfa e la nota Autocroma. Quest'ultima rispetto a tutte le concorrenti fin'ora vissute, come scrissi altra volta, sta
«ferma come torre che giammai non crolla per soffiar di venti»
    Ma la lastra a colori Agfa, la quale ha certamente dei pregi va declinando verso un tramonto commerciale, che realmente non merita. Ciò avviene almeno in Italia, dopo che ne fu variato anche il mosaico tricromo nell'intento di registrare la gamma degli azzurri,....Ma il tallone d'Achille di una tale lastra non risiede nel mosaico sibbene nello schermo compensatore ... oltre che per il fatto che non era possibile trovarne sul mercato di fresca fabbricazione, come richiede il sistema stesso.”
(Luglio 1928)

    Testi vari per approfondimenti

    da Il Progresso Fotografico giugno 1923

    da Rivista Fotografica Italiana  luglio 1928

copertina

catalogo Agfa con foto a colori da Agfacolor

cata agfa

da catalogo Agfa 1920 ca

listino

da listino Agfa 1920 ca



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