UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Pathecolor

    Tutti i sistemi per ottenere immagini a colori fin qui descritti, ed in particolare quelli detti “a mosaico” (tipo Autochrome), avevano il vetro come supporto per l'emulsione sensibile alla luce; ma, come abbiamo già scritto, nel periodo compreso tra le due guerre mondiali questo tipo di materiale stava perdendo rapidamente terreno nelle preferenze dei fotografi a favore della pellicola in celluloide ed acetato di cellulosa sia piana che in rullo.                    Bisogna aggiungere che la rapida diffusione in tutto il mondo del Cinematografo aveva aumentato sempre di più nel mercato dei prodotti fotografici l'importanza economica della pellicola cinematografica da 35 mm.                         Erano quindi molti coloro che cercavano di trovare il modo di ottenere immagini a colori anche con questi tipi di supporti sensibili, per altro i metodi a mosaico validi per il vetro non erano adatti ad essere applicati sulla pellicola, soprattutto cinematografica, per vari motivi come la scarsa trasparenza, la cattiva definizione delle immagini e l'impossibilità di ottenere copie. 
    Fin dal 1896 per ottenere brevi film a colori, della durata di 1-2 minuti, si ricorreva alla colorazione a mano, fotogramma per fotogramma, un lavoro paziente e soprattutto lungo, difficile da applicare per film di lunghezza superiore ai 15-30 metri di pellicola, inoltre ogni copia era un originale, non era possibile ottenere più copie uguali della stessa pellicola e ciò rendeva impossibile una diffusione capillare di quel film nelle numerose sale cinematografiche attive nel mondo.

    Nei primi anni del 1900 la casa di produzione francese Pathè mise a punto un procedimento per velocizzare la coloritura dei film utilizzando delle maschere ricavate dall'intaglio di copie della medesima pellicola a cui si voleva dare la colorazione e che venne chiamato Pathecolor o Pathecrome. 
    Sul Progresso Fotografico del gennaio 1926 il procedimento veniva spiegato in modo abbastanza chiaro: “.....la maschera traforata deve seguire le variazioni di forma dell'immagine, cosicchè tale maschera dovrà essere formata da una vera film che avrà una traforatura corrispondente alla zona d'immagine destinata a ricevere un determinato colore...... 
    Quanto minore sarà il numero dei colori necessari per realizzare il risultato, tanto minore sarà il costo della pellicola colorita, ciò che ha come si comprende, grande importanza pratica. 
    Nella maggior parte dei film occorrono 6 colori e quindi 6 maschere traforate. 
    Tali maschere traforate si ottengono prendendo una pellicola positiva e ritagliando con pazienza le parti di ciascuna immagine che devono ricevere un determinato colore, p. es. verde. La stessa operazione si ripeterà sopra un'altra pellicola per le parti che devono essere colorite in rosso, ecc..... è attra
verso ad esse che sarà fatto agire il colore destinato a colorire le pellicole. 
    Un'operazione veramente difficile è la traforatura che viene fatta non per semplice pressione ma con una macchina speciale a punta dotata di movimento rapido; la punta vibra in modo continuo nel senso verticale, mediante un comando elettrico ad elettrocalamita....... 
    Un altro sistema viene adottato per guidare la perforazione che sino ad un certo punto può assomigliare al pantografo. L'operatore segue un ingrandimento ottenuto da una pellicola negativa e questo movimento a mezzo di leve comanda il tracciato della punta vibrante sopra una pellicola positiva moventesi in modo completamente sincrono. 
    Ottenute le maschere devono essere degelatinate …; non resta allora che applicare la tinta. Nei primi tempi ciò si faceva col pennello, ma in seguito si adottarono macchine a tamburo su cui camminano la pellicola traforata e la pellicola da colorire.
    Un nastro senza fine di velluto cammina in senso inverso alla pellicola; esso viene colorato da una spazzola rotativa che pesca nella soluzione colorante ed il colore è ceduto alla pellicola diapositiva attraverso alla film traforata. Così uno dopo l'altro si applicano i vari colori cercando di assicurare la più perfetta corrispondenza. 
    Quanto detto qui in modo succinto può bastare a dare un'idea di questo ingegnoso metodo adottato dalla casa Pathè per la produzione in grande scala delle pellicole Pathècolor che non pochi pensavano fossero ottenute applicando processi di selezione trocroma.”

    Testi vari per approfondimenti

    da Il Progresso Fotografico gennaio 1926

traforatura
Pathecolor: reparto traforatura pellicole

pantografo
pantografo per aiutare la traforatura della pellicola

coloritura
Pathecolor: reparto coloritura pellicole

colore
apparecchiatura per coloritura pellicola

cyrano

locandina di uno dei primi film in Pathecolor



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