UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Kodacolor

    I sistemi Kinemacolor e Technicolor riuscivano a risolvere il problema di ottenere immagini a colori su pellicola ma erano adatti agli usi professionali, soprattutto ad uso del mondo cinematografico; per la loro natura questi sistemi non erano applicabili al mondo della cinematografia e della fotografia amatoriale. 
    Come spiegato precedentemente questi sistemi partivano da una pellicola “madre” che veniva usata per realizzare molte copie dello stesso filmato da proiettare nelle sale cinematografiche che nascevano di un numero sempre più vasto di città e paesi; il costo sicuramente alto dei vari trattamenti necessari, che erano sopportati dalle case di produzione cinematografiche, veniva spesso e volentieri recuperato con gli interessi dagli introiti derivanti dagli incassi ai botteghini dovuti alla vendita dei biglietti a pubblico. 
    Nel mondo amatoriale le cose funzionavano in modo diametralmente opposto; difficilmente le immagini delle pellicole amatoriali venivano duplicate perchè erano ad uso e consumo di chi le aveva realizzate, inoltre il costo dei supporti e dei trattamenti erano integralmente a carico del fotografo o cineasta dilettante, quindi occorreva inventare un sistema a costo accessibile in cui la stessa pellicola usata per la ripresa si potesse usare anche per la visione o la proiezione.

    Questo obiettivo venne raggiunto solo intorno al 1930 dalla Kodak che mise in commercio una pellicola ad uso amatoriale per ottenere filmati a colori; la pellicola era denominata Kodacolor ed era disponibile solo per il formato 16 mm, il formato cinematografico amatoriale per eccellenza inventato dalla stessa Kodak qualche anno prima; il metodo in questione si basava su un principio non nuovo messo a punto tra il 1909 e il 1914 dai francesi Rodolphe Berthon e Albert Keller-Dorian ed utilizzava particolari pellicole dette “lenticolari”. 
    Così Namias descriveva il sistema presentato dalla Kodak: “L'enorme interesse che presenta la cinematografia a colori è dimostrato dall'eccezionale numero di brevetti presi in tutto il mondo. La risoluzione pratica completa del problema non esiste ancora ma forse non potrà tardare. 
    Il problema è stato per ora risolto in modo ingegnosissimo per gli scopi della cinematografia d'amatori, mediante il processo Kodacolor.......Questo processo si basa sopra l'impiego del film lenticolare
….Questo film non è piano ma possiede minuscoli rilievi semi-cilindrici che costituiscono obbiettivi elementari.(n.d.a.- le piccolissime lenti avevano un diametro di 30 micron ca.ed erano ravvicinate in modo da averne 35 al mm quadrato)
    L'obiettivo viene munito nelle presa di uno speciale diaframma a tre colori, ed ogni cilindretto proietta sullo strato d'emulsione pancromatica l'immagine del filtro. A seconda dei colori del soggetto si hanno sulla pellicola impressioni di varia intensità. Dopo la presa e lo sviluppo, s'inverte l'immagine e si ha alla fine un film positivo che proiettato collo stesso diaframma tricromo usato per la presa ricostituisce sullo schermo l'immagine in colori....I risultati sono assai interessanti e suggestivi, ma trattasi di un procedimento delicato e costoso....”
(R. Namias – Enciclopedia Fotografica) 
    Questa volta la Kodak decise di impegnarsi nel settore del colore probabilmente perchè il Kodacolor era un sistema che permetteva di stimolare le vendite di cineprese e proiettori per il formato 16 mm di cui la stessa società era produttrice anche se, come vedremo, il vero obiettivo che l'azienda stava perseguendo era diverso e molto più ambizioso.

    Testi vari per approfondimenti

    Interessante sito su Kodacolor

    

schema
schema del principio della pellicola lenticolare
nella ripresa  e nella proiezione

filtro

filtro per Kodacolor

scatola
confezione kodacolor per 16 mm

pubbl
pubblicità della cinepresa per Kodacolor



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