UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Filmcolor e Lumicolor Lumiere

    Con l'ingresso della Kodak nel mondo della fotografia a colori fu chiaro che l'egemonia francese dell'Autochrome e dei materiali sensibili per il colore su vetro era alla fine, di ciò si rese probabilmente conto anche la stessa Lumiere che nel 1931 presentò le lastre su pellicola rigida Filmcolor; scriveva ancora Namias sulla sua Enciclopedia Fotografica: “Nel 1931 la casa Lumiere ha posto in commercio col nome di Filmcolor una pellicola rigida della consistenza del solito portrait film nel qualesi ha il medesimo mosaico della lastra autocroma e la stessa emulsione. 
    Per usare il Filmcolor si deve introdurlo in sottili telaietti metallici come si fa appunto pel portrait film e questi telaietti vengono poi usati nei soliti chassis come se fossero lastre. L'introduzione nei telaietti può farsi anche al buio senza tema di sbagliare data la confezione adottata con involucro di
carta che permette al tatto di distinguere il diritto dal rovescio. Lo strato d'emulsione appoggia su carta nera mentre la superficie di cellulosa resta rivolta alla luce. 
    Quanto all'uso non vi è differenza rispetto alla lastra; occorre lo stesso filtro compensatore ed uguale tempo d'esposizione. Anche i bagni da usare per lo sviluppo e inversione sono gli stessi già indicati per le lastre . I vantaggi del Filmcolor rispetto alla lastra autocroma sono i seguenti: 1. Peso molto minore – 2. Infrangibilità – 3. Possibilità di ritagliare un film grande in qualunque formato si desidera anche piccolissimo.”

    Nel 1933 la Lumiere presentò un materiale sensibile per il colore sempre con struttura a mosaico ma su pellicola in bobina con il nome di Lumicolor; erano disponibili rulli nel formato 6,5x11 cm o 6x9 cm sempre della lunghezza sufficiente per ottenere 4 pose, era possibile utilizzarla anche in alcuni particolari apparecchi stereoscopici. 
    Nel costo del rullo Lumicolor era compreso il costo del trattamento che doveva essere eseguito nei laboratori della società Lumiere.

    Scriveva il Gen. Luigi Pellerano, uno dei migliori autocromisti italiani del periodo in questione: “La bobina Lumicolor si carica negli apparecchi usuali, come ordinariamente e senza difficoltà di sorta. 
    Non occorre schermo compensatore alcuno, poiché la stessa pellicola è spalmata sul dorso dello strato giallo compensatore che poi scompare durante lo sviluppo. Si ha perciò il vantaggio che gli obbiettivi conservano tutta la loro definizione e rapidità; non si ha spesa supplementare e, naturalmente, rischio alcuno di perdita o di deterioramento dello schermo. 
    Il pancromatismo dell'emulsione e la sensibilità sono esaltati ed i colori risultano perfettamente, come nella lastra autocroma. Però la rapidità della Lumicolor è circa otto volte maggiore del Filmcolor con schermo; la conservazione risulta eccellente. Il rotolo impressionato si suggella e si spedisce alla società Lumiere, la quale ha molto bene studiato l'imballaggio: infatti nella scatola solita, esterna, trovasi un secondo involucro preparato per la spedizione, con una etichetta munita di filo zincato..... 
    Il sottoscritto ha potuto esperimentare le Lumicolor ed ha ottenuto delle prove soddisfacentissime.”
(Rivista Fotografica Italiana – novembre 1933)

    Testi vari per approfondimenti

    da Rivista Fotografica Italiana  novembre 1933

    da sito su storia Autochrome Lumiere

filmcolor
confezione lastre Filmcolor

schema
schema di una lastra Filmcolor

lumicolor
confezione pellicola Lumicolor

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