UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Sistema a sbianca di coloranti: Gaspacolor

    Sempre nei primi anni del 1900 venne studiato un sistema per la realizzazione di immagini a colori con caratteristiche in parte in parte simile ed in parte diametralmente opposte a quello che utilizzava i copulanti e lo sviluppo cromogeno. 
    Tutto prendeva origine dagli studi del 1905 di un quasi sconosciuto K. Schinzel che utilizzavano una pellicola a più strati, in questo caso, già colorati nei tre colori fondamentali (magenta, giallo, blu-verde); trattando con prodotti ossidanti là dove era presente dell'argento metallico il colore si sbiancava, purtroppo negli anni di quei primi esperimenti non era possibile controllare bene l'ossidazione ed alla fine tutta la pellicola perdeva i propri colori. 
    Il processo venne ripreso e migliorato da un certo J.H. Christensen con un brevetto del 1918 ma solo intorno al 1930 si riuscì ad ottenere una pellicola utilizzabile ed un processo gestibile ad opera dei fratelli ungheresi Bela ed Imre Gaspar, tant'è che il sistema venne poi denominato Gaspacolor (o Silver Dye Bleach).

    La struttura della pellicola Gaspacolor era un poco diversa da quella della pellicola con copulanti; partendo dal supporto trasparente in celluloide da un lato era stesa una emulsione di sali d'argento colorata in blu-verde (e sensibile al rosso), dall'altro lato erano stese prima un'emulsione colorata in giallo (e sensibile al blu) e poi un'emulsione colorata in magenta (e sensibile al verde); come si vede ogni strato era sensibile al colore complementare a quello in cui era colorato. 
    Il trattamento della pellicola dopo l'esposizione consisteva in varie fasi: 
- prima un normale sviluppo simile a quello per le pellicole in bianco e nero con formazione di argento metallico dove l'emulsione era stata colpita dalla luce 
- trattamento con il prodotto ossidante in modo che in ogni strato di emulsione là dove era presente argento metallico il colore sbiancasse e lo strato diventasse completamente trasparente 
- eliminazione completa di tutti i sali d'argento presenti sulla pellicola per mezzo di un energico fissaggio.

    Il risultato era un'immagine positiva a colori del soggetto fotografato. 
    I primi film in Gaspacolor vennero realizzati a Berlino nel 1933 ed il procedimento venne brevettato nel nel 1934 cioè prima dei brevetti che, come vedremo più avanti, furono depositati da Kodak e da Agfa, eppure questo sistema non ebbe grande successo e fu presto abbandonato e dimenticato. 
    Lo scarso successo del Gaspacolor dipese dalla bassissima sensibilità generale alla luce della pellicola, infatti venne soprattutto usata con soggetti fermi, per realizzare film a disegni o pupazzi animati, mentre era assolutamente inadatta ad essere utilizzata in una fotocamera; per contro dava origine ad immagini con elevata nitidezza, elevata purezza e stabilità dei colori.
    Nel 1934 Bela Gaspar si trasferì a Londra per sfuggire al nazismo mentre la pellicola era prodotta in Belgio dalla Gevaert; nel 1939 l'inizio della guerra mondiale e l'invasione tedesca del Belgio bloccarono la produzione del Gaspacolor e lo stesso inventore si trasferì ad Hollywood in cerca di migliore fortuna. 
    Anche la Kodak condusse degli studi volti ad ottenere un prodotto basato sul sistema a sbianca di coloranti (che veniva chiamato Azochrome), nel 1941 però il progetto ebbe termine senza arrivare alla produzione vera e propria. 
    Molto più tardi (1963) la Ciba usò i principi sopraesposti per realizzare la carta Cibachrome che ebbe successo per la stampa diretta su carta di diapositive.

struttura
schema pellicola Gaspacolor


processo
schema processo Gaspacolor



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