UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Kodachrome e Agfacolor - parte prima

    La prima pellicola a colori che fu realmente utilizzabile e che ebbe una vera diffusione commerciale planetaria venne realizzata dalla Kodak nel 1935 e lanciata sul mercato con il nome di Kodachrome. 
    I padri di questo nuovo materiale sensibile furono due personaggi particolari, verrebbe da pensare a due eminenti scienziati, a due topi da laboratorio, niente di più sbagliato perchè la principale attività di questi inventori fu per parecchio tempo quella di musicista: i loro nomi erano Leopold Mannes e Leopold Godowsky. 
    Fin da giovanissimi, ancora studenti, i due maturarono una grande passione per la fotografia a colori e la chimica che la governava, con la musica si guadagnavano di che vivere ma intanto seguivano corsi di fisica, senza un vero e proprio laboratorio e con pochi mezzi Mannes e Godowsky lavorarono per mettere a punto un sistema per realizzare immagini fotografiche a colori su pellicola a più strati. 
    Nel 1922 incontrarono il dott. Mees, direttore del laboratorio di ricerca della Kodak, che offrì loro aiuto sottoforma di attrezzature e materiali finchè nel 1930 i due “musicisti” diventarono a tempo pieno dipendenti della Kodak con la possibilità di utilizzare un laboratorio attrezzato appositamente per le loro ricerche.
    Nel 1933 i due ricercatori realizzarono un primo sistema basato su una pellicola a due strati, una sensibile al rosso-arancio ed una sensibile al blu-verde; la stra era ormai aperta e nel 1935 partì la produzione della pellicola Kodachrome che all'inizio era disponibile solo nel formato cine 16 mm. 
    La pellicola Kodachrome era formata da cinque strati sovrapposti, partendo dal supporto plastico trasparente c'era uno strato di emulsione di sali d'argento sensibile al rosso (si colorava poi in blu-verde), seguiva uno strato di gelatina inerte trasparente e poi uno strato di emulsione sensibile al verde (si colorava poi in magenta), ancora uno strato di gelatina inerte però colorato in giallo ed infine uno strato di emulsione sensibile al blu (si colorava poi in giallo). 
    Una caratteristica che differenziava questa pellicola per il colore da tutte le altre che adottavano lo stesso principio era che i prodotti copulanti necessari per la formazione delle colorazioni nei vari strati non erano incorporati nella pellicola ma erano presenti nelle varie soluzioni necessarie per il trattamento

    In un certo senso la pellicola Kodachrome poteva essere considerata un semplice supporto a più strati in bianco e nero, solo dopo l'esposizione mediante un complesso trattamento definito “a penetrazione controllata” i tre strati sensibili venivano fatti reagire separatamente con il giusto copulante, il tutto in un gioco perfetto regolato dalle diverse densità delle soluzioni utilizzate, dalle temperature delle stesse e dai tempi di trattamento; in totale 28 diversi passaggi operativi per un totale di circa 4 ore di lavorazione per ogni singola pellicola. 
    Con questo stratagemma Mennes e Godowsky avevano brillantemente superato il problema della migrazione dei copulanti dallo strato di partenza verso gli altri: quello che non c'era non poteva migrare. 
    Ovviamente un trattamento così complesso non poteva essere alla portata di tutti, tanto meno alla portata dei fotografi dilettanti, ed infatti la pellicola Kodachrome era venduta con lo sviluppo già compreso nel prezzo e da effettuarsi presso i laboratori della Kodak; il tutto peraltro si sposava perfettamente con la filosofia da sempre predica dall'azienda americana: “voi schiacciate il bottone, noi facciamo il resto”.
 
    Nel 1936 aumentarono i formati disponibili per il Kodachrome con il lancio sul mercato della pellicola cine formato 8 mm, del formato Leica 35 mm ed il formato in rullo per gli apparecchi Kodak Bantam.

    Testi vari per approfondimenti

    Brevetto di Mannes e Godowsky della primo sistema a 2 strati

    Brevetto pellicola Kodachrome

   

mees
Il dott Mees con George Eastman

in laboratorio
Mannes e Godowsky in laboratorio

in concerto
Mannes e Godowsky in concerto

rullo
la confezione del primo Kodachrome

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