UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Kodachrome e Agfacolor - parte seconda

    Il 1936 vide la nascita ufficiale di un'altra pellicola per immagini a colori che utilizzava i copulanti ad opera della grande rivale della Kodak, la tedesca Agfa; il nuovo prodotto venne battezzato senza grande fantasia Agfacolor.         Anche la pellicola Agfacolor era formata da più strati sovrapposti, partendo dal supporto di celluloide era presente uno strato di emulsione di sali d'argento sensibile al rosso (si colorava poi in blu-verde), poi uno strato di gelatina inerte colorata in giallo, seguiva uno strato di emulsione sensibile sl verde (si colorava in magenta), poi ancora uno strato di gelatina inerte sempre colorato in giallo, quindi l'ultimo strato di emulsione senbile al blu (si colorava in giallo) ed infine uno strato di gelatina inerte trasparente. 
    In questa pellicola i prodotti copulanti che davano origine alle colorazioni durante lo sviluppo cromogeno erano presenti nei vari strati, a differenza della pellicola rivale Kodachrome, ed il fenomeno della migrazione degli stessi da uno strato agli altri venne superato aggiungendo alla gelatina lunghe molecole di idrocarburi in grado di imbrigliare i copulanti stessi e bloccarli all'interno di ciascuno strato. 
    La presenza dei copulanti nella pellicola rendeva molto più semplice il trattamento composto comunque da 8 passaggi operativi per un tempo totale di circa 1 ora.
    La nuova pellicola Agfacolor era disponibile nei formati cine 16 mm e Leica 35 mm in caricatori da 36 pose; anche se il trattamento era più semplice le pellicole erano comunque vendute con lo sviluppo già compreso nel prezzo di vendita da effettuare presso i laboratori autorizzati dall'Agfa. 

    Nel 1938 il trattamento della Kodachrome venne semplificato, alcuni dei trattamenti chimici vennero sostituiti da riesposizioni della pellicola con luci colorate di particolari gradazioni di blu e di rosso, le fasi di lavorazione scesero da 28 a 18, comunque lo sviluppo era ancora possibile solo presso i laboratori Kodak. 
    Nello stesso anno iniziò la commercializzazione della Kodachrome sotto forma di pellicole piane fino al formato di 28x35 cm. 
    Sempre tra il 1938 e il 1939 la kodak introdusse la possibilità dopo il trattamento di avere le immagini positive 24x36 montate singolarmente in telaietti di cartone, il tutto per aiutare il fotoamatore a conservare e catalogare meglio le proprie foto ma anche per favorire la diffusione di un nuovo tio di proiettore, il Kodaslide, presentato nel 1937 e che utilizzava per l'appunto i fotogrammi inseriti in telaietti standard in metallo o cartone.
    Da parte dell'Agfa le novità intorno alla pellicola Agfacolor furono minime e si limitarono alla presentazione di nuovi formati, come quelli cine 8 mm e 2x8 mm, ed alla pellicola 35 mm in particolari caricatori da 12 pose da utilizzare nelle nuove fotocamere della serie Karat. 
    Tra le pellicole Kodachrome ed Agfacolor in quel periodo non ci fu mai una vera concorrenza, in parte per motivi socio-politici legati al crescente nazionalismo tedesco, ma soprattutto per le difficoltà di comunicazione e di trasporto legate alla distanza geografica tra America ed Europa che erano molto più ardue da superare di quanto possiamo oggi immaginare. 
    Ciò era ancor più amplificato dalla necessità di
inviare per il trattamento le pellicole presso i laboratori dei fabbricanti che erano presenti praticamente solo nei paesi di origine. 
    Ognuna delle due pellicole divenne così egemone nel proprio mercato naturale, la Kodachrome negli Stati Uniti d'America e la Agfacolor in Germania ed in parte dell'Europa.

agfacolor
La confezione della nuova Agfacolor

i padri
G. Wilmanns e W. Schneider
padri del nuovo Agfacolor

copulanti
i nuovi copulanti per Agfacolor

telai
pellicola Kodachrome montata in telaietti

proiettore
Il nuovo proiettore Kodakslide



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