UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Pellicole negative a colori - parte seconda

    Nel 1941 il direttore del laboratori di ricerca Kodak Kenneth Mees annunciò il sistema Kodacolor formato da una pellicola a colori negativa da utilizzare per stampare su carta immagini positive a colori.
    La pellicola Kodacolor aveva una sensibilità di 20 Weston (25 ASA ca), per altro più elevata di quella della pellicola Kodachrome, in grado di fornire negativi di buona qualità se usata in pieno sole mentre già in presenza di tempo nuvoloso i risultati erano poco buoni. 
    La struttura di questa pellicola era simile a quella della pellicola Agfacolor negativa; sulla pellicola in celluloide era steso un primo strato di gelatina contenente i sali d'argento ed i copulanti che lo rendevano sensibile al rosso ed in grado di dare origine ad una colorazione ciano, seguiva uno strato sensibile al verde che forniva la colorazione magenta, quindi uno strato di gelatina non sensibile di colore giallo con funzione di filtro ed infine lo strato sensibile al blu che dava la colorazione gialla.

    La pellicola Kodacolor era, nei piani della Kodak, destinata soprattutto ai fotografi dilettanti e nel 1942, anno in cui iniziò la vendita al pubblico, era disponibile in 6 diversi formati: 127, 120, 116, 616, 122 e 35 mm.
    I negativi, in cui l'immagine del soggetto aveva colori complementari rispetto a quelli reali, venivano stampati su una speciale carta per il colore in cui si ottenevano le immagini positive, con le immagini dei soggetti con i colori simili a quelli reali. 
    La carta Kodacolor (tipo I) aveva una struttura simile a quella della della pellicola con tre strati di emulsione sensibile al rosso, al verde ed al blu, all'inizio qualsiasi fosse il formato del negativo di partenza il formato delle immagini su carta era di circa 8x13 cm.
    All'inizio il trattamento della pellicola Kodacolor e la stampa delle immagini su carta doveva essere eseguito dai laboratori della Kodak, il fotografo consegnava la pellicola esposta al rivenditore Kodak di fiducia e poteva scegliere tra due opzioni: “solo sviluppo” o “sviluppo e stampa”.
    Nel primo caso il laboratorio Kodak procedeva allo sviluppo della pellicola negativa e la ritornava al rivenditore, a quel punto il fotografo sceglieva quale fotogrammi stampare e la pellicola veniva inviata una seconda volta la laboratorio Kodak per la stampa su carta delle immagini.
    Nel secondo caso il laboratorio Kodak procedeva allo sviluppo della pellicola ed alla stampa di tutti i fotogrammi escludendo quelli giudicati di qualità troppo bassa a causa ad esempio di una esposizione sbagliata.         Nel 1944 la struttura della pellicola Kodacolor venne modificata con l'aggiunta di uno strato con bassissima sensibilità al blu tra il filtro giallo e lo strato sensibile al verde con l'obiettivo di diminuire il contrasto generale della pellicola e riuscire ad ottenere negativi migliori anche in presenza di forte differenza di illuminazione tra le zone chiare e scure della scena da fotografare.

    Testi vari per approfondimenti

    interessante sito con storia procedimenti Agfacolor

    interessante sito con storia procedimenti Kodacolor

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