UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Il colore in Italia 1935 - 1945: gli "entusiasti" ed i "prudenti"

    Fin dal 1935 le più importanti riviste fotografiche italiane tenevano informati i propri lettori riguardo le nuove pellicole per il colore Kodachrome e Agfacolor con dovizia di particolari intorno alla loro stuttura ed ai trattamenti a cui dovevano essere sottoposte. 
    Articoli interessanti apparvero su Il Progresso Fotografico del dicembre 1936, dell'ottobre 1937 e dell'agosto 1938 in cui venivano descritti e confrontati i procedimenti inventati da Kodak ed Agfa; bisogna però sottolineare che in Italia era disponibile solo la pellicola a colori di produzione germanica. 
    Riguardo all'uso delle nuove pellicole per immagini a colori con il tempo tra i dilettanti fotografi italiani si andarono formando due scuole di pensiero ognuna “capitanata”, se così si può dire, da una delle più importanti riviste del settore: gli “entusiasti”, capitanati da Il Corriere Fotografico, ed i “prudenti”, rappresentati sulle pagine de Il Progresso Fotografico.

    Ad esempio su Il Corriere Fotografico del gennaio 1940 uscì un artico intitolato con un po di esagerazione “la disfatta del nero”:     
    “.....Ogni giorno cresce il numero dei convertiti alla fotocolore …. Le serate di proiezioni a colori incontrano ovunque il più grande successo, superiore a quello delle mostre fotografiche sociali, nazionali ed internazionali.... Tanto è il fascino del colore! 
    Per quanto le moderne pellicole a colori presentino ancora non pochi difetti......la bontà dei risultati che già adesso si ottengono con esse è veramente notevole e sorprendente. Che averrà allorquando le pellicole a colori saranno ulteriormente perfezionate? E quando si avrà – traguardo finale e supremo della Fotografia – la stampa diretta a colori su carta? Ed anche se le copie a colori su carta venissero a costare dieci volte più di quelle in nero di pari formato, niun dubbio che quel giorno la fotografia in nero cesserà d'esistere.
    Vi ha adesso qualcuno che rimpiange di non poter padroneggiare la fotocolore come già faceva per la fotografia in nero; e si lamenta che i bei tempi in cui si sviluppava da noi le negative e le copie sono ormai spariti. Lasciamoli lamentarsi ...poichè non è detto che la fotocolore colle odierne pellicole a colori sia un procedimento puramente meccanico e non sia già anche adesso suscettibile d'un certo controllo da parte del fotografo durante la presa, controllo che aumenterà quando si passerà alla stampa a colori su carta..... 
    Tuttavia non voglio infierire contro il nero, e riconosco che in certi campi esso ha tuttora, e conserverà sempre, la sua ragion d'essere: riproduzioni in nero di disegni, scritti, stampati, documenti, lavori scientifici e tecnici. ….Chi dice “colore” dice “vita”; la marcia del colore continua inarrestabile.”


    Su Il Progresso Fotografico del marzo 1940 venne pubblicata la replica a tale articolo intitolato “col semplice premere di un bottone....”:     
    ”Nel fascicolo di gennaio del Corriere Fotografico leggo un articolo sotto il titolo “La disfatta del nero”. Premesso che non desidero affatto minimizzare i cospicui risultati finora ottenuti dalle nuove pellicole a colori, vorrei soltanto far rilevare che se l'autore dell'articolo suddetto ha preso una cotta per la fotografia a colori, non è questa una buona ragione per spacciare come passatisti o peggio chi proprio una “cotta” non ha preso ancora........ 
    Inoltre non è vero che il colore, il solo colore, anche se perfetto basti a soddisfare un occhio critico ed esperto. Vorrei chiedere a coloro che hanno avuto occasione in questi ultimi tempi di vedere le numerose proiezioni in pubblico e in privato di fotografie a colori, quante di queste pur dando un'ottima resa cromatica del soggetto potevano essere considerate perfette come inquadratura, prive di particolari superflui o disturbanti?

    Certo l'autore dell'articolo “La disfatta del nero” deve ritrovare assai comodo sparare le sue 36 fotografie, spedire il rullo al laboratorio e ricevere di ritorno tutto il lavoro già fatto e pronto per la proiezione.”

    In sintesi da una parte si poneva l'accento sul coinvolgimento emotivo legato alla presenza del colore ed alla facilità di ottenere un risultato delegando il trattamento chimico ad un laboratorio esterno, dall'altra si ricordava come le nuove pellicole per il colore fossero ancora imperfette e si rimarcava la difficoltà di controllare il risultato in tutte le fasi della lavorazione come accadeva per il bianco e nero.

    Testi vari per approfondimenti

    da Il Progresso Fotografico dicembre 1936

    da Il Progresso Fotografico ottobre 1937

    da Il Progresso Fotografico agosto 1938

    da Il Corriere Fotografico gennaio 1940

    da Il Progresso Fotografico marzo 1940

kodachrome
da Il Progresso Fotografico 1937

agfacolor
da Il Progresso Fotografico 1937

articolo
da Il Progresso Fotografico 1937




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