UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Il colore in Italia 1935 - 1945: la realtà del mercato nazionale

    Comunque il colore non ebbe in quel periodo il successo che alcuni auspicavano sostanzialmente per due motivi: l'unicità del formato a disposizione ed il costo.
    La pellicola Agfacolor, l'unica pellicola a colori venduta in Italia, era disponibile solo nel formato 35 mm, il cosidetto “piccolo formato”, perchè solo negativi di piccole dimensioni, come quelli di 24x36 mm, potevano essere inseriti nei piccoli telai da 5x5 cm per essere proiettati. 
    Quindi tutti i fotografi che non disponevano di fotocamere per tale formato erano esclusi dalla possibilità di realizzare immagini a colori; per altro gli apparecchi fotografici per il piccolo formato erano più costosi di quelli per altri formati, come ad esempio il formato 127, e quindi meno diffusi tra i fotografi dilettanti. 
    Inoltre la pellicola 35 mm era fornita in spezzoni da 36 fotogrammi in caricatori standard, per molti dilettanti le 36 pose erano eccessive e di questa critica arriva eco anche sulle riviste di settore:

    “Nella mia qualità di appassionato studioso di tutti i problemi interessanti la fotografia ho constatato durante questi ultimi tempi un certo rilassamento verso il minimo formato (24x36 mm).....Come ben si sa detta pellicola ha incontrato, giustamente, largo favore fra i dilettanti fotografi e più ne incontrerebbe se non fosse assolutamente necessario caricare una pellicola a 36 pose. 
    Il dilettante che carica un simile caricatore ed eseguisce ad esempio, in una bella giornata, dodici o
quindici fotogrammi, si troverà costretto a riporre la macchina nel cassetto dell'armadio e, se la stagione è invernale, dovrà pazientare ben a lungo prima di condurre a termine la pellicola....in quanto ad inviare il rotolo a colori nei laboratori per lo sviluppo (condizione assoluta di essere in tutta la su lunghezza e non tagliato) se ne riparlerà a tempo indeterminato. 
    Esiste altresì la pellicola a colori in confezioni di 18 pose Kodachrome per tutti i minimi formati, ma il suo prezzo è enorme; e d'altra parte essa difficilmente si trova in Italia. 
    E' quindi il caso di chiedersi il motivo per il quale quel colosso, che è la casa Agfa con la sua potente organizzazione, non abbia lanciato sul mercato confezioni per Leica, Contax, Retina ecc. con pellicola a 12 o 18 pose in tutte le emulsioni ed in particolar modo a colori"

(Il Corriere Fotografico – dicembre 1940) 
    Forse anche per questo motivo l'Agfa nel 1937 aveva presentato una nuova fotocamera, la Karat, per il piccolo formato con caratteristiche tecniche semplificate rispetto agli apparecchi tipo Leica e quindi costo inferiore, ma soprattutto questa fotocamera utilizzava la pellicola 35 mm in speciali caricatori da solo 12 pose, riscuotendo l'apprezzamento di molti fotoamatori:

    “Lodevolissima l'iniziativa della casa Agfa di lanciare sul mercato i caricatori “Karat” per dodici fotogrammi in tutte le emulsioni, compresa quella a colore. Infatti le dodici pose rappresentano nella maggior parte dei casi il lavoro di una giornata e quindi nella sera si può procedere allo sviluppo della pellicola o ad inviarla ai laboratori, se trattasi di quella a colori, e vedere così, entro breve tempo i risultati di una gita o di un avvenimento recente...... 
    Disgraziatamente tali caricatori servono esclusivamente per le macchine Karat; basterà osservare l'enorme quantità di detti apparecchi venduti (fatto non dovuto al solo fattore prezzo) per convincersi della praticità di questi caricatori , tant'è vero che molti dilettanti, possessori di apparecchi costosissimi, non hanno disdegnato di acquistare la economica Karat appunto per poter far uso dei comodi caricatori a 12 pose.”
(Il Corriere Fotografico – dicembre 1940)

    In alcune riviste erano consigliati modi per utilizzare la pellicola in caricatori Karat anche da parte di chi non possedeva il corrispondente apparecchio fotografico:
    “Chi trovasse eccessivo il numero di 36 pose dei normali caricatori di pellicola a colori Agfa e non disponesse d'una camera Karat Agfa può tuttavia acquistare un caricatore a colori da 12 pose per Karat, estrarne la pellicola vergine (al buio naturalmente!) ed introdurla in un caricatore normale vuoto. 
    Dopo eseguite le 12 pose, rimettere (sempre al buio!) la pellicola impressionata nel primitivo caricatore Karat ed inviarlo alla sede dell'Agfa per lo
sviluppo.”(Il Corriere Fotografico – aprile 1941)

    Al termine della parte seconda di questo libro sostenevo, che grazie ai miglioramenti tecnici delle pellicole e delle fotocamere ed allo sviluppo economico di una parte della società italiana, nel periodo di cui stiamo trattando (1935-1945) erano aumentate le persone che realizzavano immagini fotografiche; purtroppo però i costi legati all'uso della pellicola a colori erano ancora troppo alti per consentire una diffusione di massa.    
    Nel 1940 un rullo di pellicola Agfacolor da 36 pose costava 45 lire (sviluppo incluso) mentre lo stesso rullo in bianco e nero di produzione nazionale (Ferrania) costava 10,40 lire (senza però il costo dello sviluppo e della stampa); inoltre chi si dedicava al colore doveva anche sobbarcarsi il costo dell'acquisto di un proiettore, o almeno di un visore, per poter osservare le diapositive che venivano restituite dai laboratori colore.
    Si partiva da una spesa di circa 200 lire per un semplice visore mentre per acquistare un proiettore occorrevano almeno 500 – 600 lire ma i modelli di pregio potevano costare anche 1000 lire e più. 
    Se si considera che lo stipendio medio di un impiegato o di un operaio specializzato in quegli anni era di 350-400 lire al mese si capisce che i costi da sostenere per la fotografia a colori erano eccessivi per la maggior parte della popolazione; solo gli stipendi di alcune categorie erano così elevati da permettere certe spese, ad esempio di un impiegato laureato (800 lire/mese), di un dirigente (1000 lire/mese), di un generale o un professore universitario (3000 lire/mese), a queste categorie si potevano aggiungere quelle dei liberi professionisti, commercianti e industriali, ma in ogni caso si parlava di una minoranza della popolazione. 
    Poi, come più volte ripetuto, la guerra fece peggiorare le condizioni di tutti ed in Italia anche la fotografia a colori divenne un problema del tutto secondario.

    Testi vari per approfondimenti

    da Il Corriere Fotografico marzo 1940

    da Il Corriere Fotografico dicembre 1940

    da Il Corriere Fotografico aprile 1941

karat
pubblicità 1937

agfa
ferrania
da catalogo 1940

1940
pubblicità 1940

visori
proiettori
da catalogo 1940



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