UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Le lastre Autochrome - parte prima

    Lasciamo ora che Rodolfo Namias dalle pagine della sua Enciclopedia Fotografica (1926) ci descriva più dettagliatamente le lastre Autochrome: 
    “Sopra una lastra di vetro si stende uno strato di vernice che contiene in sospensione in ugual proporzione grani infinitesimi di fecola colorati coi tre colori rosso-arancio, verde e violetto. 
    Questi grani hanno un diametro di
1/15 – 1/20 di millimetro e sono appunto scelti in modo d'avere i più fini e tutti di un diametro presso a poco uguale. 
    Si ha così uno strato costituito da un numero enorme di infinitesimi filtri di luce; per farsi un'idea di ciò si consideri che in una superficie 9x12 vi saranno 85 milioni di grani dei tre colori.
 
    Né si creda che gli interstizi, per quanto infinitesimi, che rimangono tra i grani siano lasciti liberi, essi sono riempiti di particelle microscopiche di grafite. 
    Ognuno comprenderà da ciò l'enorme delicatezza e le difficoltà considerevoli di tale fabbricazione. Ottenuto lo strato costituito dagli infinitesimi filtri di luce lo si isola con speciale vernice impermea- bile eppoi vi si stende sopra una emulsione al gelatino bromuro pancromatica. 
    La lastra che così si ottiene viene esposta nell'apparecchio fotografico tenendo la parte del vetro rivolta all'obiettivo e munendo l'obbiettivo di uno speciale filtro detto filtro compensatore.
    Avviene così che mediante gli infinitesimi filtri di luce si produce la selezione dell'immagine nei tre colori. 
    Si sviluppa poi la lastra nel modo solito e quindi anziché fissarla si elimina l'argento ridotto ...col metodo per l'ottenimento dei positivi diretti...Quindi senza fissare si sviluppa il bromuro d'argento rimasto.... Si ha così alla fine una immagine nera che copre i grani colorati che non devono produrre sensazione di colore sicchè osservando l'immagine per trasparenza si vede un'immagine policroma di grande effetto. 
    Se si fotografa colla lastra autocroma senza l'impiego di alcun filtro si ottengono immagini completamente false e cioè di un colore intensamente violetto. 
    Ciò è da attribuirsi soprattutto ai raggi ultravioletti che passano specialmente ai grani violetti ma anche in parte ai raggi bleu violetti che esercitano un'azione preponderante.”

    Scrive ancora Namias: “Consideriamo ora il fenomeno che avviene quando con una lastra autocroma si fotografa una superficie colorata monocroma, per es. rossa. Questa superficie manda all'obbiettivo unicamente raggi di colore rosso. 
    Solo i granini rossi si lasciano attraversare dalle radiazioni inviate all'obiettivo, sicchè quasi solo in corrispondenza di questi grani l'argento resta impressionato. 
    Se noi sviluppassimo e fissassimo l'immagine avremo l'argento ridotto (metallico cioè nero) precisamente in corrispondenza dei grani rossi, sicchè osservando la lastra finita per trasparenza si osserverebbe un'immagine del colore complementare a quello giusto, cioè verde-bleu perchè rimangono trasparenti granini verdi e violetti. 
    Ma si trasforma prima del fissaggio l'immagine negativa in una positiva; allora il rosso rimane scoperto mentre è sui grani verdi e violetti che va a trovarsi l'argento ridotto e l'immagine riesce quindi di color rosso.
    Un fatto analogo si verifica se si fotografa una superficie verde e una violetta, cioè dei colori corrispondenti a quelli dei grani costituenti i filtri. 
    Tutti gli altri colori si formano per combinazione dei colori costituenti i filtri infinitesimi …...ed è evidente che sarà illimitato il numero dei colori che si possono produrre. 
    Quando tutti i grani sono scoperti si ottiene luce bianca (con una nuance grigio rossiccia)....All'opposto il nero è dato dalla copertura completa dei grani e il grigio da una parziale ma uniforme copertura dei grani stessi” 

    Per comprendere le difficoltà incontrate dai Lumiere nel trasformare un'invenzione in un prodotto realizzabile industrialmente occorre descrivere brevemente i vari passaggi del processo che portava all'ottenimento di una lastra Autochrome ed individuarne i punti critici: 
- si prendeva una lastra di vetro con spessore da 0,9 a 1,8 mm e dimensione di 20x84 cm 
-
si rivestiva con una vernice adesiva a base di lattice
- si stendeva lo strato di miscela di granelli di fecola di patata colorata 
- si stendeva lo strato di nero fumo (finissima polvere di carbone) eliminandone poi l'eccesso 
- si comprimeva lo strato di fecola e di nero fumo per aumentare la trasparenza della lastra 
-
si stendeva una strato di vernice impermeabilizzante per proteggere i granelli di fecola durante le operazioni di sviluppo in modo che non perdano la colorazione 
- si stendeva lo strato di emulsione sensibile pancromatica che doveva avere granelli di argento bromuro molto fini (circa 0,6 micron) 
- si lasciava asciugare e quindi la lastra si tagliava in modo da ottenere i vari formati standard ed il lato con l'emulsione si proteggeva con un cartoncino 
- le lastre si avvolgevano in coppie in carta nera e si confezionava in numero di 4 per scatola, in questo imballo era garantita la stabilità del prodotto per sei mesi.

    Testi vari per approfondimenti

    Interessantissimo sito francese sulla Autocromia

autocromia
autocromia 1907 - autoritratto di un chimico della società Lumiere

microscopio
granuli di fecola al microscopio

fabbricazione
schema dei passagi per la fabbricazione della lastra  autochrome

confezione
confezione di lastre Autochrome

posizione
posizione della lastra in ripresa



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