UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Le lastre Autochrome - parte seconda

    Il primo punto critico che venne incontrato durante la fase di industrializzazione del procedimento fu sicuramente legato alla preparazione della miscela dei granuli di fecola di patate. 
    I Lumiere arrivarono alla fecola dopo aver provato numerosi altri materiali in polvere (smalti, fermenti, batteri) e granuli di amido di varie piante comuni e tropicali, la scelta cadde sulla fecola di patate perchè risultò essere quella che rendeva più facile l'operazione di colorazione. 
    Per ottenere buoni risultati per prima cosa le dimensioni dei granuli dovevano essere molto piccole (diametro intorno ai 10 millesimi di millimetro o micron) in modo da essere poco visibili ad occhio nudo alla normale distanza di visone; inoltre questa dimensione non doveva variare molto da granulo a granulo.
    Quindi uno dei primi problemi da superare fu trovare produttori in grado di fornire fecola con granuli di dimensioni quanto più possibile piccole e costanti e di individuare o inventare metodi ed apparecchi adatti a selezionare i granuli delle giuste dimensioni. 
    Altro problema fu trovare i giusti coloranti per ottenere le colorazioni dei tre tipi di granuli; per la soluzione di questa problematica comunque i Lumiere avevano a disposizione numerose nuove molecole che, come abbiamo già avuto modo di spiegare, erano state messe a punto dalle industrie chimiche europee, soprattutto tedesche. 
    Non fu semplice anche determinare la quantità dei granuli di ciascuno dei tre colori da mescolare per ottenere l'equilibrio cromatico; non era possibile farlo per pesata o misurando il volume perchè dopo la colorazione il peso specifico e la densità dei granuli dei diversi colori non erano più uguali.
    Louis Lumiere inventò un misuratore ottico con cui osservare la miscela in preparazione, se appariva una colorazione rossa, verde o blu occorreva variare la quantità reciproca dei granuli di diverso colore finchè la colorazione della miscela appariva di un grigio uniforme, segno che era stato raggiunto l'equilibrio cromatico. 
    Altro punto critico fu realizzare praticamente la fase in cui i granuli venivano compressi per aumentare la trasparenza; questo procedimento non era presente nel primo brevetto del 1903 ma fu introdotto nel 1906 con un brevetto di aggiunta a quello principale. 
    I Lumiere determinarono che la pressione ideale doveva essere superiore alle 5 tonnellate per centimetro quadrato e si misero subito alla ricerca di apparecchiature in grado di raggiungere quei valori, si recarono anche in Germania dove avevano sede i migliori produttori di presse ma fu subito chiaro che utilizzando le macchine esistenti la lastra di vetro non era in grado di resistere a quelle sollecitazioni e si rompeva. 
    Ancora una volta fu
necessario inventare stru
menti particolari per risolvere il problema ma alla fine anche questa difficoltà venne felicemente superata. 
    Nel frattempo nella fabbrica Lumiere di Monplaisir per la nuova produzione venivano attrezzati i locali e addestrato il personale specializzato necessario e finalmente nel 1907 tutto fu pronto; ora si doveva solo attendere la reazione dei fotografi, francesi e non solo. 
    E la risposta fu entusiastica perchè finalmente, malgrado alcune limitazioni, era disponibile un prodotto per la fotografia a colori utilizzabile praticamente da ogni fotografo, professionista e dilettante, il cui trattamento era poco più complicato di quello di una lastra in bianco e nero. 
    Nel giro di qualche anno le lastre per Autochrome dalla Francia si diffusero in tutta Europa ed anche oltre oceano nelle Americhe; nel 1914 nella fabbrica di Monplaisir si producevano oltre 6000 lastre al giorno.
    Malgrado gli sforzi dei Lumiere per migliorarne le caratteristiche, le lastre per autocromia mantenevano molte limitazioni: 
- delicatezza delle operazioni di caricamento nell'apparecchio fotografico poiché la lastra andava posizionata con il vetro verso l'obiettivo e l'emulsione verso l'interno con il rischio di danneggiarla irrimediabilmente 
- impossibilità di fare istantanee perchè la sensibilità era bassa, circa 50 volte inferiore a quella delle famose lastre “etichetta bleu” della stessa azienda francese 
- la granulosità del reticolo formato dai granelli di fecola era visibile ed influiva negativamente sulla nitidezza dell'immagine 
- la lastra sviluppata poteva essere solo osservata in trasparenza o proiettata ma non stampata con metodi fotografici ed ogni immagine era unica e non poteva praticamente essere duplicata 
    Il costo era elevato, circa 3 volte quello del bianco e nero, la ditta Lumiere, astutamente, mise in vendita le lastre Autochrome allo stesso prezzo di quelle in bianco e nero ma la confezione conteneva solo 4 pezzi contro i 12 di quelle in bianco-nero.

    Testi vari per approfondimenti

    Interessantissimo sito francese sulla Autocromia

brevetto
brevetto Lumiere 1903


pressa
pressa utilizzata per comprimere la fecola


catalogo
da catalogo Ganzini 1913



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