UN MONDO D'ARGENTO

Breve storia dei supporti per la fotografia in Italia (1839 - 1939)

Il colore in Italia (1900 - 1915)

    In Italia le industrie nazionali di lastre fotografiche del periodo (La Luminosa, Tensi e Michele Cappelli) non avevano le capacità finanziarie e le competenze tecniche per avventurarsi in un segmento tanto difficile come quello della fotografia a colori e quindi sul mercato nostrano erano disponibili solo prodotti esteri. 
    La scelta era poi praticamente limitata ai soli prodotti di origine francese (Omnicolore e Autochrome) in quanto la produzione inglese (Thames e Paget) anche se conosciuta e descritta sulle pagine delle riviste di settore del periodo, come ad esempio il Progresso Fotografico, non erano però disponibile presso i commercianti come si poteva ricavare dalla lettura dei cataloghi di aziende quali Ganzini, Burchi, Ambrosio ed altri.
    Per altro non erano molti i fotografi italiani che avevano voglia di cimentarsi nell'uso delle lastre per il colore, forse a causa del costo elevato dei materiali o della complessità nell'utilizzo e nel trattamento; ancora una volta sono le pagine de Il Progresso Fotografico che ci raccontano una vicenda molto esplicativa. 
    Sul numero di gennaio 1908 veniva indetto “ Concorso speciale per le fotografie a colori. Sin d'ora annunciamo pure un premio da L. 100 in contanti ...alla più ricca e migliore serie di fotografie a colori ottenute col processo di tricromia o con lastre autocromiche Lumiere. 
    Oltre al premio di L. 100 daremo quell'adeguato numero di medaglie d'argento dorato, d'argento e bronzo che sarà per il caso. Dei migliori lavori qualcuno sarà pubblicato sul Progresso Fotografico. E se il numero dei lavori inviateci sarà notevole, ci riserbiamo di presentarli tutti in una serata di proiezione speciale. ..Tempo utile per concorrere 30 settembre 1908”

    Però sulla stessa rivista nell'ottobre dello medesimo anno era possibile leggere “Concorso per lastre autocromiche. Il risultato di questo concorso fu invero assai inferiore alla nostra aspettativa. Sappiamo che non sono pochi i nostri abbonati che hanno ottenuto ottimi risultati con lastre autocromiche...... 
    E' da ritenersi che chi ottiene colle lastre autocromiche prove perfette se ne distacchi malvolentieri...Delle prove che ci furono sottoposte ben poche mostravano quella vivacità di colori e quella perfezione …...che noi stessi ottenemmo operando coi metodi e nelle condizioni che siamo andati descrivendo nel periodico...... 
    Per concludere diremo che al nostro concorso l'unico che ci presentò una numerosa serie di prove autocromiche fra cui parecchie buone fu il dilettante sig. Luigi Crespi di Milano..... Tenendo conto di ciò fu assegnato al sig. Crespi una medaglia d'argento dorato.”

     A titolo di curiosità vorrei raccontare di una rivendicazione di priorità del prof. Rodolfo Namias sul processo di inversione contenuto nel brevetto dei fratelli Lumiere, forse l'unico contributo dell'Italia alla storia della fotografia a colori. 
    A perorarne la causa era il prof. C. Bonacini, che concludeva un lungo articolo apparso sul numero di gennaio 1908 del Progresso Fotografico affermando
“risulta manifesto che nel procedimento autocromico Lumiere l'inversione dell'immagine in situ, cioè nello stesso strato che riceve l'impressione alla camera oscura, costituisce veramente una parte essenziale.....
    E tale considerazione può generalizzarsi a tutti i processi, analoghi a quello Lumiere, che stanno ora maturandosi..... Se così si vedono le cose non si può a meno allora di pensare ad una giusta rivendicazione sulla priorità del procedimento che serve alla inversione del fototipo. 
    Ora fu il prof. Rodolfo Namias il primo che indicò nel 1899 i metodi di inversione per dissoluzione dell'argento con ossidanti: non solo; ma che formulò con tutta precisione quell'uso del permanganato acido che i Lumiere appunto sfruttano..... io credo doveroso (indipendentemente dall'amicizia che mi lega al valente fotochimico) il ricordare qui, a titolo d'onore, la scoperta del prof. Namias”

    Lo stesso Namias affermava poi nella sua Enciclopedia Fotografica
“Fummo i primi che sino dal 1899 al Congresso Fotografico di Firenze richiamavamo l'attenzione sulla possibilità di ottenere direttamente dalla natura immagini fotografiche positive invertendo l'immagine mediante dissoluzione dell'argento e per primi segnalavamo la proprietà della soluzione di permanganato acidificata con acido solforico d'agire come rapido dissolvente dell'argento ridotto. 
    Diciamo questo perchè, se nessun utile abbiamo mai pensato di ritrarre dai nostri studi, dobbiamo per lo meno avere la soddisfazione morale di veder ricordato il contributo che tali studi hanno portato alla risoluzione pratica di un problema tanto interessante.”

    Testi vari per approfondimenti

    da Il Progresso Fotografico gennaio 1908 

    da Il Progresso Fotografico ottobre 1908

ganzini 1910
da catalogo Ganzini Namias 1910

ganzini 1910 2
da catalogo Ganzini Namias 1910

concorso
da Il Progresso Fotografico 1908

articolo
da Il Progresso Fotografico 1908

burchi913
da catalogo Burchi (FI) 1913



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