FOTOCAMERE  ITALIANE  1946-1964
ITALIAN  CAMERAS  1946-1964
1963

    In Europa ed in USA, a partire dal 1960, le migliori condizioni economiche della popolazione crearono una maggiore disponibilità di denaro da usare per beni non di prima necessità, una parte di quel denaro venne utilizzato per acquistare prodotti fotografici; aumentarono le richieste del mercato e quindi le industrie del settore, in un circolo virtuoso, aumentarono la produzione, il personale impiegato, in generale le proprie dimensioni.
    Nel 1963 qualcuno iniziava a chiedersi se questa dinamica poteva continuare ancora a lungo o se il mercato era vicino alla saturazione.

    In Germania la produzione di fotocamere del 1962 era diminuita del 14% rispetto al 1961 (2.578.000 contro 3.005.000) mentre nello stesso periodo era aumentata del 33% la produzione delle cinecamere (1.010.000 contro 756.000). 
    La produzione di pellicola invece era aumentata del 20% soprattutto grazie alle pellicole a colori che in Germania erano usate dalla metà dei fotografi; in generale il fatturato era aumentato a 246 milioni di marchi (+ 11%), erano aumentate le esportazioni (+2% a 90 milioni DM) ma anche le importazioni (+29% a 46 milioni DM).

    La dimensione del mercato italiano era notevolmente inferiore a quella dei maggiori mercati europei: solo 16 italiani su 100 possedevano una fotocamera contro il 37% dei tedeschi, il 50% degli inglesi e il 52% degli olandesi. 
    Le cose erano più equilibrate se venivano prese in considerazione le cinecamere: 1 italiano su 100 ne possedeva almeno una, stessa percentuale anche in Germania contro un 2% di inglesi ed un 3% di francesi.
    La dimensione del mercato fotografico italiano era un problema che però poteva diventare una grande opportunità con vantaggiose possibilità di espansione
.

    All'inizio del 1963 in tutto il mondo della fotografia c'erano grandi attese intorno alla Photokina che si sarebbe tenuta dopo tre anni di silenzio; ma le attese vennero deluse soprattutto dall'industria tedesca, nessuna reflex Leica o Rollei, nessuna apparente novità di rilievo, solo migliorie a prodotti esistenti con un rafforzamento della tendenza a realizzare fotocamere subminiatura, per formati inferiori al 24x36, con apparecchi come la Rollei 16, le Agfa Parat e Paramat, la Canon Demi, la Olympus Pen F (reflex).
    Alcune novità arrivarono invece dal Giappone e dagli USA: la Canon Auto Focus (solo un prototipo), le nuove pellicole colore Kodak tipo X (Kodachrome X, Ektachrome X, Kodacolor X) e sempre dalla Kodak le nuove fotocamere Instamatic create per utilizzare lo speciale caricatore Kodapak.
    Maggiori le novità nel settore delle cinecamere dove la tendenza era verso l'uso di obiettivi zoom e del motore elettrico per l'avanzamento della pellicola.


    Alla Fiera di Milano erano in mostra le stesse “novità” della Photokina, l'industria italiana delle fotocamere cercava di sopravvivere con i soliti prodotti economici come le Closter C62 e C63, la Vinkel (mutazione degli apparecchi romani SEDE), una nuova versione della Bencini Comet.
    Sempre la Bencini presentò anche la Korollette, una fotocamera con maggiori ambizioni che ebbe però poca fortuna.
    Anche la Ferrania presentò nuovi apparecchi che però erano fabbricati in Germania dalla Dacora.


VOCI DALLA FIERA DI MILANO

SEDE
VINKEL

BENCINI
KOROLLETTE

BENCINI
COMET nuova

CLOSTER
C 62

CLOSTER
C 63



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