FOTOCAMERE  BENCINI

Bencini Cameras

LA  STORIA



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STORIA PARTE PRIMA -
Dalle origini al 1948 ovvero le fotocamere in lamierino

         

STORIA PARTE SECONDA -
Nasce la Comet

     
  
STORIA PARTE TERZA -
Apparecchi 24x36 e anni 60

                                                   
  
STORIA PARTE QUARTA - 
Rivoluzione Kodapak

 
STORIA PARTE QUINTA -
Apparecchi tipo Instamatic e Pocket Instamatic

  
STORIA PARTE SESTA -
Le Fotocamere 35 mm dell'ultimo periodo


STORIA PARTE SETTIMA -
La produzione conto terzi e curiosità


VOCI  DALLA  RETE -
informazioni, suggerimenti, curiosità inviate dai lettori



INTRODUZIONE

      Quando parecchi anni fa mi venne la voglia di scrivere un libro che parlasse delle fotocamere Bencini, la prima domanda che mi posi fu:-" perché proprio la Bencini ?".
    La risposta che mi diedi allora fu -" ha costruito molti apparecchi, io ne possiedo molti e quindi ho pa­recchio da scrivere!"-
    Mi sembrò una buona risposta, così cominciai. 
    Di lì a poco uscì il libro di Mario Malavolti sulle fotocamere italiane che mi mostrò quanto fossi ignoran­te sul­l'argomento di cui volevo scrivere; che fare?

     Poi scoprii la Rete, Internet, le Aste su eBay e su altri portali e mi trovai immerso in un mare di infor­mazioni e di immagini che cominciai a raccogliere con metodo e a studiare.
    Ora a distanza di parecchio tempo da quell'inizio, ora che sicuramente sono meno ignorante sull'argo­mento di cui voglio parlare, non posso esimermi dal ripropormi la domanda iniziale: - "perchè proprio la Bencini?"- Ora la risposta che riesco a darmi è molto più articolata.

   E' vero, la Bencini ha costruito molti apparecchi, ma soprattutto è stata l'industria italiana produt­trice di fotocamere per dilettanti più longeva e seguendo la sua storia si attraversano almeno 50 anni di storia della fotografia e degli apparecchi fotografici; forse non saranno gli anni più significativi per quanto ri­guarda lo sviluppo tecnico ma certo sono significativi per quanto riguarda lo sviluppo sociale e commer­ciale del mezzo fotografico.
   Quando Antonio Bencini iniziò la propria avventura milanese con la ICAF, alla fine degli anni 30, non erano molti gli italiani che possedevano un apparecchio fotografico, la fotografia era ancora appannaggio delle classi sociali più agiate e iniziava a diffondersi tra la classe borghese e piccolo borghese.
   Quando la Bencini SpA cessò la propria attività, alla fine degli anni 80, si poteva dire che ogni fami­glia italiana possedesse almeno un apparecchio fotografico, la fotografia era alla portata di tut­ti, era di­ventata un hobby di massa, era talmente "matura" che già alcune industrie, tra le più impor­tanti, stavano gettando le basi di quella che doveva diventare la "rivoluzione del digitale".
   In questa penetrazione sempre più profonda della fotografia nel tessuto sociale, specialmente ita­liano, la Bencini ha sicuramente avuto un ruolo importante perché la filosofia costruttiva che ha sempre guidato questa azienda è stata la semplicità e l'economicità dei propri prodotti, per renderli alla portata di tutte le tasche.
Sicuramente sono stati migliaia gli italiani grandi e piccoli che soprattutto negli anni 50 e 60 si sono avvicinati alla fotografia ed hanno scattato le prime immagini utilizzando gli apparecchi Ben­cini, magari una Comet; molti di loro sono rimasti degli emeriti sconosciuti, dilettanti che si limitavano a fotografare la famiglia in vacanza al mare o in montagna, ma qualcuno di questi è di­ventato col tempo tanto bravo da en­trare con merito tra i grandi della fotografia italiana

   Il caso più eclatante è sicuramente quello di Mario Giacomelli (classe 1925): la vigilia di Natale del 1953 acquistò una Comet ed iniziò a scattare fotografie sulla spiaggia della sua Senigallia. Quella fu la fotocamera con cui scattò le immagini più importanti, quelle che lo fecero conoscere in Italia e fuori dai confini nazionali, che lo resero famoso, la fotocamera che utilizzò fino alla mor­te nel No­vembre del 2000.
  For­se il caso di Mario Giacomelli è unico nel suo genere considerando la particolarità del personag­gio, ma ci sono altri importanti fotografi che iniziarono con una Bencini per poi passare ad altri apparec­chi: ad esempio Luigi Ghirri (classe 1943) che iniziò a fotografare a 14 anni sempre con una Comet per poi passare, una decina di anni più tardi, ad altri apparecchi più complessi e con meno limiti tecnici.
   Esiste poi un motivo molto più vicino al mondo del collezionismo che può essere da solo un buon mo­tivo per scrivere un libro sulle Bencini. Nel seguire per anni le aste in Internet mi sono reso conto che le Comet, le Koroll e gli altri appa­recchi Bencini sono tra le fotocamere di fabbricazione italiana più offerte e più scambiate, le offerte provengono praticamente da tutto il mondo; non solo Italia e paesi europei ma anche Stati Uniti, Sud America ed Au­stralia sono i paesi in cui vivono le persone che vendono e comprano le Bencini. Sicuramen­te la grande offerta è dovuta al fatto che questi apparecchi furono fabbricati in grande quan­tità ma forse si può ritenere che malgrado la semplicità questi apparecchi suscitano comunque un interesse tra i collezionisti. Spesso nel­le inserzioni delle aste ci sono imprecisioni, a volte veri errori e , naturalmente, anche esa­gerazioni: si capisce, pur di vendere qualcuno calca la mano.

     Ed allora in questo libro ho messo tutto quello che ho scoperto in 20 e più anni di “attività”.
L'ho voluto chiamare “Il Grande Libro della Bencini” perché per i motivi che sopra ho cercato di spie­gare ritengo che, nel loro genere e con tutti i limiti tecnici, le Comet, le Koroll e tutte le altre fo­tocamere della fabbrica milanese meritino un posto nella storia degli apparecchi fotografici al pari delle Leica, delle Zeiss o di altri apparecchi più blasonati.

     Ho voluto dividere il libro sostanzialmente in due parti. Nella prima ho parlato della storia di questa azienda, o almeno di quello che ritengo sia la sua storia dopo aver letto tutto quello che sono riuscito a trovare sull'argomento in libri precedenti o ar­ticoli su rivi­ste.
Nella seconda parte ho parlato delle fotocamere: questa parte è organizzata in schede, una per ogni apparecchio o gruppi di apparecchi simili, in cui ho messo tutto quello che ho scoperto soprat­tutto in ter­mini di varianti. Con questa divisione ho cercato di rendere meno noiosa la lettura del libro anche ai non collezio­nisti ed anche più agevole la ricerca di informazioni sul singolo apparecchio.

   Ed infine i ringraziamenti: a Bruna, mia moglie, alla Sig.ra Antonina Tagliavia Malavolti e a Dario per l'aiuto morale e materiale, senza dimenticare un caro ricordo per il grande pioniere Mario Malavolti a cui noi tutti collezionisti di fotocamere italiane dobbiamo qualcosa.

Buona lettura


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